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STILI DI VITA

Conflitti ambientali e comunità resistenti

3 / 6 / 2017

Conflitti ambientali e comunità resistenti sono espressioni tra loro interdipendenti. Un intreccio che si nutre grazie all'opposizione al modello delle grandi opere, ai meccanismi di devastazione ambientale e paesaggistica, ma soprattutto che ci parla di alternative vere all’attuale governance dei nostri territori. Le grandi opere sono da sempre state il bancomat del capitale e delle mafie e, oggi più di ieri, producono disgregazione sociale e distruzione dell'idea stessa di comunità. La conferenza tenutasi oggi all'OltrEconomia Festival, moderata da Riccardo Bottazzo (direttore di EcoMagazine), ha messo in luce come in Italia, da Nord a Sud, ci siano tante esperienze in grado di mettere in crisi questo modello, socializzando un bagaglio di lotte e di esperienze.

Le battaglie contro il Tav in Valsusa sono forse l'esempio più noto di lotte che sono state capaci di costruire un immaginario vincente. Nicoletta Dosio, storica attivista valsusina, ha spiegato come nella valle piemontese si siano espresse con la massima violenza le logiche di chi ha sempre anteposto il profitto alla salvaguardia di un patrimonio naturale, di bellezza e di storia. Questa tipologia di sfruttamento del mondo ci pone di fronte ad un aut aut: stare dalla parte di chi devasta ed opprime o ribellarci a tutto questo. 

La Val di Susa ha una lunga storia di resistenza che proviene dalla lotta partigiana, che ha plasmato uomini e donne che vivevano su quelle montagne. Negli anni ’80 ci sono state altre lotte in Val di Susa contro le “maleopere”, quella contro l’autostrada e quella contro l’elettrodotto. La questione dell’Alta Velocità inizia a diventare pressante con la nascita dell’Europa “di Maastricht”, quando la velocità dello scambio di merci diviene elemento fondamentale del nascente neoliberismo europeo. Strumenti principali di questa lotta sono stati da un lato la volontà di non delegare, dall'altro la capacità di organizzarsi assieme ad altre realtà che lottavano nelle valli vicine, o in quelle transalpine, contro la medesima opera.

La repressione del movimento NoTav è andata di pari passo con lo sviluppo di questa lotta. «Noi non ci siamo mai pianti addosso su questo, perché abbiamo subito capito che la repressione è anche il segno che la lotta incide». Il movimento è riuscito a contrastare sempre la furia repressiva attraverso due modi: innanzitutto rivendicando collettivamente la capacità di opporre legittimità a legalità, in secondo luogo rifiutando sempre e divisioni tra “pratiche buone e pratiche cattive”. «La loro repressione, fatta di accuse assurde come quella di terrorismo, di misure preventive, non ci spaventa perché abbiamo imparato a disobbedire, come ho fatto io. Ma questo è potuto accadere perché esiste un movimento vero, centinaia di uomini e donne pronti in ogni momento a fare da muro e da scudo nei confronti di chi ha deciso di non accettare le decisioni della magistratura, della Questura e della politica, ma anche migliaia di solidali nel resto d'Italia è del mondo». Continua la Dosio: «La nostra paura e la nostra sottomissione è la loro forza, ma quando decidiamo insieme di dire “no”, in tante forme, loro diventano più deboli».

Intervista a Nicoletta Dosio

https://www.youtube.com/watch?v=Ul50EoteRxQ

Il caso di Napoli rappresenta in questo momento uno degli esempi più clamorosi di "rottura" rispetto ai modelli tradizionali di governance e gestione dei territori. Una rottura che si sta dando in termini complessi, in cui l'esperienza neo-municipalista di De Magistris si intreccia con un aumento della capacità aggregativa e radicale dei movimenti sociali. Eleonora De Majo, attivista di Insurgencia e consigliera comunale della lista DemA, ha provato a sintetizzare la complessità di questo processo.

«L’anomalia napoletana non si può capire se non la si colloca nel tessuto di lotte, sedimentatosi negli anni, generate dal fatto che la Campania è stata l’avamposto dell’opposizione al modello di commissariamento straordinario del territorio, che va avanti almeno dalla gestione dell’emergenza post-terremoto del 1980». In Campania la governance ha sperimentato la normazione dell’emergenza ed il ciclo di lotte sulla questione dei rifiuti ha iniziato a sovvertire questa tendenza storica, in cui il rapporto tra camorra, ceti imprenditoriali e classe politica è emerso in tutta la sua evidenza. Quando i movimenti per la giustizia ambientale e contro il biocidio sono arrivati al massimo della loro forza sono arrivate le elezioni amministrative del 2011, in cui attorno alla figura di De Magistris si sono concentrate tante forze che hanno visto nella lotta ai modelli politici tradizionali un importante punto di svolta. «Le città ribelli esistono se esistono i ribelli nelle città» afferma la De Majo, soffermandosi sul fatto che le trasformazioni reali nei processi di governo delle città non si possono fare in vitro, ma avvengono solo quando è l'intero corpo sociale a pensare ed agire in termini rivoluzionari.

Intervista ad Eleonora De Majo

https://www.youtube.com/watch?v=iUZSwYJ4Tro

Dalla Campania al Veneto, da molti considerato la "Terra dei Fuochi del Nord", le questioni "ambientali" si impongono come elemento strutturale della vita delle persone e delle comunità. Giuliana Marchi, della comunità contro Valdastico Nord (Alto Vicentino), ha spiegato come la fabbrica di grandi opere in Veneto stia provando a sostituirsi a quel modello economico basato su industrializzazione capillare e cementificazione selvaggia, fallito con la crisi economica.

L'autostrada A31 Valdastico mostra in maniera lampante come le concessioni autostradali rappresentino una vera e propria gallina dalle uova d'oro, perché consentono alle imprese coinvolte, italiane e straniere, di garantirsi utili per un periodo di tempo molto ampio. Il tutto avviene all'interno di una produzione continua di debito, che socializza i costi di costruzione e di gestione. La questione finanziaria rappresenta dunque l'altra faccia della medaglia delle devastazioni ambientali.

La commistione tra saperi tecnici messi in comune e l'organizzazione di pratiche e processi conflittuali sono l'unico modo per costruire forme di opposizione efficaci a tutto questo. Per riuscire a realizzarla occorre ripensare la soggettività che si oppone alla grande opera «Abbiamo scelto di staccarci dal vecchio modello del "comitato ambientale", il cui limite è stato spesso quello di essere una sommatoria di individualità che non lo portava al di là dell'istanza localista, per sperimentare una forma di organizzazione tenuta insieme dal superamento di un intero modello di sviluppo». Proprio per unirsi ad altre esperienze che si oppongono alle grandi op,ere, all'inquinamento selvaggio ed alla depauperazione dei territori, le realtà che lottano contro la Valdastico promuovono un campeggio di lotta contro le grandi opere, aperto a tutte le realtà nazionali ed internazionali, che si terrà proprio nei pressi del tracciato dove sorgeranno i cantieri della Valdastico Nord.

Voces per el Clima

Programma culturale al Climate Change Conference – COP20 a Lima (Perù) Dicembre 2014

In occasione della Climate Change Conference – COP20 a Lima (alla quale possono partecipare solamente i rappresentanti dei governi, della stampa e delle organizzazioni non governative) è possibile visitare “Voces por el Clima” che offre informazioni e spazi per il confronto sulle problematiche legate alle variazioni climatiche.
Se alla conferenza vengono contrattati gli obblighi che gli stati dovrebbero attuare per limitare il riscaldamento globale, nell’area di “Voces por el Clima” si possono vedere gli effetti delle variazioni climatiche e qualche azione di mitigazione di questi effetti. Voces, si concentra sulle problematiche legate al riscaldamento globale che si manifestano nell’America Latina. Qui la popolazione povera è ancora più esposta agli effetti del riscaldamento globale perché le già precarie condizioni di vita non lasciano spazio di manovra all’adattamento. Aumento della temperatura, diminuzione delle precipitazioni, concentrazione delle precipitazioni, erosione del territorio, scioglimento dei ghiacciai che osserviamo nelle Alpi sono gli stessi effetti presenti in Perù. La responsabilità maggiore di questo disastro sta nei paesi industrializzati come l’Italia che emette molti gas serra. A pagare il prezzo maggiore sono le persone povere di tutto il mondo. Proprio chi ne ha di meno.
Solamente rimanendo nel nostro territorio vediamo che gli amministratori sostenuti da una parte notevole della popolazione e da una parte compiacente del mondo pseudo scientifico propagandano progetti che aumentano le emissioni gas serra e contemporaneamente levano le risorse necessarie ad attuare una svolta.
La costruzione dell’inceneritore di Bolzano, il piano provinciale dei rifiuti, l’aeroporto, la TAV/TAC del Brennero ed altri sono impianti e/o piani che vengono sbandierati come sostenibili ma che non lo sono. Qualsiasi critica viene, nel migliore dei casi, ignorata se non criminalizzata e le opere imposte anche con la forza dai soliti che antepongono gli interessi personali al bene comune. Fondamentale risulta l’aiuto dei mezzi di comunicazioni che per garantirsi la sopravvivenza non ci pensano due volte.
La natura su questo fianco però non perdona. Probabilmente parti consistenti della popolazione mondiale dovranno migrare per sopravvivere con tutte le conseguenze. Per fare un esempio Lima conta ca. 8,7 milioni di abitanti, un terzo vivono in condizioni di estrema povertà senza l’accesso all’acqua e senza elettricità a cui si aggiungeranno coloro che devono abbonare i loro villaggi.

Ambiente e Salute

Festa dell'orto

Latte alla spina: finalmente!!!

Era ora che anche a Bolzano si cominciasse a vedere qualche distributore di latte alla spina! Questo tipo di distribuzione che sino ad ora è stata fortemente osteggiata da chi detiene il monopolio locale del latte, sta silenziosamente creandosi dei piccoli spazi in città. Dopo il primo distributore in via Vintler angolo via Bottai -presso il panificio Franziskaner-, adesso arriva anche il secondo nel quartiere Don Bosco, presso la Latteria del Sole in via Sassari 21.

Il nuovo distributore che sarà inaugurato venerdì 25 marzo dalle ore 16, in realtà è già stato preso d'assalto dai cittadini di Don Bosco che hanno apprezzato molto la novità.

Il latte di entrambi i distributori arriva dal maso di Werner Stoker, un giovane (e coraggioso) allevatore di Nova Ponente.

Una parte del merito va riconosciuta anche a M.Teresa Fortini dell'associazione Ambiente e Salute che negli ultimi due anni con perseveranza e caparbietà, ricercando, informando e tessendo relazioni utili, ha contribuito alla concretizzazione di questa iniziativa.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare all'inaugurazione!

Nella fossa dei leoni

Su invito del Presidente della Camera del Commercio, a seguito dell'  intervista rilasciata al corriere dell' Alto Adige sul Mercatino di Natale, ho avuto un incontro questa mattina con il dr. Ebner e il dr. Rottensteiner.

Questi gli obiettivi dell' incontro:  spiegare i risvolti economici e sentire le nostre osservazioni.

Mi hanno omaggiato dello studio commissionato all'Ire nel 2007 sugli aspetti economici dei Mercatini che trovate sul sito della camera di commercio http://www.camcom.bz.it/8038.pdf.

Era presente al tavolo anche il giovane  redattore dello studio.

Avevo preparato una sintesi delle nostre posizioni, sia quelle di principio che motivano la nostra contrarietà al mercatino sia quelle di "mediazione" che suggeriscono almeno delle strategie concrete di valutazione del "danno " da Mercatino e alcuni suggerimenti concreti, di buon senso e condivisibili.

Ho quindi presentato loro il documento che vi invito a leggere qui.

La mia impressione è che sentano la necessita di un cambiamento, di una uscita dal Mercatone di cineserie ormai uguale a troppi altri,  ma abbiano solo i parametri  economici degli utili  delle  aziende ( commercianti) e  di quelli per l'amministrazione pubblica ( le tasse che pagano i commercianti)  su cui basarsi, parametri  dai quali non possono rilevare il valore che avrebbe un cambiamento verso quello che invece noi proponiamo.

Sostenere che gli utili vanno a vantaggio di tutti perché l'amministrazione investe in servizi come la sanità, il famoso indotto, è un'affermazione debolissima.

Infatti quando ho chiesto:  ma voi preferite essere curati meglio dal tumore che potete prendere respirando l'aria inquinata dal mercatino o evitare di prenderlo? A prescindere dal vostro lavoro, come cittadini che  vantaggi  avete avuto dal Mercatino?  Non mi hanno risposto concretamente.

Ho parlato dei modelli di marketing volti ai nuovi ricchi e al turismo mordi e fuggi, allo sperpero energetico dei funghi riscaldatori  e delle porte spalancate dei negozi. Sono veramente modelli di sviluppo e di comportamento commerciale  ancora accettabili in questo periodo di crisi economica e ambientale?

Una vergogna che il Comune di Bz, con gli pseudo ambientalisti al governo, non sanzioni chi sperpera energia per attirare clienti con le porte spalancate. Ho suggerito che loro almeno, come Camera di commercio, incentivino il risparmi energetico nei negozi, premiando  per es con un marchio quei negozi che rispettano l'ambiente e si dimostrano attenti allo spreco. E' inaccettabile appellarsi ai 20 gradi in casa e poi sprecare riscaldamento nei negozi!

 

E' quindi certo che il modello Mercatino è in crisi,  ce ne sono troppi, tutti uguali, il clima natalizio se n'è andato da tempo!

Hanno accolto con interesse le nostre proposte e parlato di una necessaria svolta verso la sostenibilità.

Vedremo se sarà di facciata, perché sobrietà e sostenibilità non vanno a braccetto con i guadagni di pochi e i disagi per molti, che fino ad ora hanno caratterizzato questo modello di commercio natalizio.

Per noi il mercatino dovrebbe chiudere, ma se non vorranno farlo almeno seguano i nostri suggerimenti!

Il buon senso non ha copyright.

M.Teresa Fortini

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