Pace e crisi ambientale nelle parole del papa.

Creato Giovedì, 31 Dicembre 2009 15:45

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altoadigeLeggo, non senza stupore, sull’Alto Adige del 31 dicembre 2009 un interessante articolo di Paolo Valente che riprende il tradizionale messaggio del papa Benedetto XVI pubblicato in occasione della giornata mondiale per la Pace.
Vi invito a leggere questo articolo a prescindere dalle vostre convinzioni religiose e a condividere con me la speranza che sia un segno di un cambiamento nella linea editoriale del quotidiano.  Purtroppo il 2009 è stato un anno nel quale l’editore del quotidiano Alto Adige non si è dimostrato molto sensibile all’argomento, infatti ha soffocato le voci di chi stava provando a cambiare le cose nel nome dell’ambiente. Per esempio, durante la campagna referendaria provinciale per la Democrazia Diretta e l'aeroporto il quotidiano ha fatto una sfrontata propaganda astensionista e di parte. Con un’informazione a senso unico (disinformazione) l’Alto Adige si è reso complice al fianco delle lobby economiche del fallimento dei referendum che avrebbero dato uno strumento democratico ai cittadini per incidere sulle decisioni politiche di un sistema di governo assolutamente incapace di occuparsi di una crisi di tali proporzioni.
Alessandro Cosi

 

Cambiare mentalità, la questione ecologica

Fonte: Alto Adige 31-12-09 Di Paolo Valente


La sensibilità ambientale si fa strada? Un tempo erano piccoli gruppi ad insistere sul tema del degrado della natura e a sottolinearne le conseguenze, ora questo atteggiamento sembra divenuto patrimonio comune. La questione non è necessariamente un segnale di crescita culturale. Oggi infatti molti invocano la tutela dell’ambiente semplicemente perché hanno paura di ciò che potrà accadere nel prossimo futuro, non ancora per senso di responsabilità o per una nuova consapevolezza del proprio ruolo politico.
Il tema scelto per la Giornata mondiale per la Pace, che ricorre il primo gennaio 2010, è quanto mai attuale: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato». Come dire: la pace che tutti invocano si nutre di scelte e di comportamenti. Non è qualcosa di astratto, ma vive di opzioni concrete a favore della giustizia, della tolleranza, del rispetto delle minoranze, del dialogo tra le culture e, appunto, di un rapporto equilibrato con l’ambiente. Il tradizionale messaggio pubblicato da papa Benedetto XVII offre una serie di spunti che possono essere considerati significativi non solo dalla comunità cristiana che li esprime, ma da tutte le persone che guardano alla questione ambientale come ad un ambito nel quale ogni cittadino è chiamato ad un impegno fattivo, ognuno a seconda del proprio ruolo. “Come rimanere indifferenti - si chiede il papa - di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali?” Dunque nessun tentativo di minimizzare. Parole tanto più attuali dopo l’esito considerato da molti inadeguato e insoddisfacente della conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici.
E ancora: “Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti’profughi ambientali’: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare - spesso insieme ai loro beni - per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali? Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute, allo sviluppo”.
La questione ecologica non può essere affrontata in modo efficace solo sul piano tecnico. Occorre essere consapevoli delle cause di questo degrado che per lo più affondano le loro radici nella concezione delle cose che caratterizza le ultime generazioni (dal dopoguerra ad oggi). La presente situazione ambientale solleva interrogativi pesanti e imbarazzanti. I giovani si chiedono chi sono le generazioni che hanno consegnato loro un mondo che si avvia all’autodistruzione. E perché l’hanno fatto? Uomini e donne (ma soprattutto uomini) senza testa e senza cuore? Senza l’intelligenza per capire le conseguenze delle proprie scelte e senza morale, attenti solo alla cura del proprio portafoglio e della propria immagine?
“La crisi ecologica” è “fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato”. In particolare: “Non è difficile costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato. (...) Quando ci si avvale delle risorse naturali, occorre preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendone anche i costi - in termini ambientali e sociali -, da valutare come una voce essenziale degli stessi costi dell’attività economica”.
Un discorso che vale a maggior ragione per quei settori della chiesa cattolica i quali sembrano ancora ritenere che il fine giustifica i mezzi, lavorando più per l’occupazione della società che non per porsi al servizio dell’uomo. Esempi sempre presenti di “contro-testimonianza” che sono di perenne ostacolo al dialogo tra la comunità cristiana e il mondo contemporaneo.
La soluzione della “crisi ambientale” non è solo questione per i tecnici o per i “grandi capi” della politica. “Il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”. Cambiare mentalità: un invito, una necessità, un augurio per il nuovo anno che inizia.

Fonte Alto Adige 31-12-09