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STILI DI VITA

Se son rose fioriranno…

greenpeace

Si parla molto di ambiente in questo periodo. Se ne parla a destra, se ne parla a sinistra, perfino e meno male, ne parla anche il Papa. Il quale richiama i giovani ad un forte impegno per la difesa dell’ambiente. Riportando  queste parole nel quotidiano e in campo locale certamente diverse sarebbero le occasioni dove i giovani, ma anche gli adulti, cattolici o meno, avrebbero l’ opportunità di mostrare il loro impegno: BBT, inceneritore, aeroporto, cementificazione, alberi abbattuti per far posto a parcheggi, paesaggi montani deturpati da cubi di cemento, siano essi alberghi o chiese. It’s not too late. Li aspettiamo.

Di ambiente ne parla anche la nuova “ cosa” che sta nascendo e il suo leader Veltroni, il quale, nel discorso_di autocandidatura, ha messo al primo posto l’ambiente; poi, leggendo fra le righe ….

....vi lasciamo al commento di Maurizio Pallante, stili_di_vita, tecnologia, politica, la cui prima parte è stata pubblicata sul settimanale  “Carta” uscito sabato 1. settembre. Maurizio Pallante sarà a Bolzano, giovedì 13.09.2007 per parlarci di decrescita, consumi, inceneritore ed energia.

LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA

Pubblichiamo volentieri la presentazione del libro di Serge Latouche, che lunedì 11 sarà a Bolzano (vedi appuntamenti).

Nell’invitare tutti a partecipare alla serata, ci permettiamo solo di aggiungere che filosofie di vita come “ decrescita felice” hanno bisogno di una attualizzazione nella realtà quotidiana, che non si possa sposare per esempio l’uso degli inceneritori, organo supremo di non risparmio energetico e inno massimo al consumismo, oppure la progressiva cementificazione della città a discapito della memoria e della natura. Vorremmo che si cominciasse ad uscire dalla filosofia e si iniziasse veramente una pratica di “non consumismo”.

 

La Redazione di Ambiente e Salute

  

Serge Latouche / Il suo ultimo libro
LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA

«Era di una comicità grottesca, quel frenetico tentativo di aumentare le tirature di un mondo agonizzante»
R. Matheson


Cari amici,

in attesa di sentire dal vivo la voce di Serge Latouche, uno dei più importanti pensatori del nostro tempo, voce critica dell'economia di sviluppo e della crescita per la crescita, vi consiglio caldamento il suo ultimo libro edito da Feltrinelli, La scommessa della decrescita.
È un libro che mette a nudo la follia dello sviluppo senza fine. È un manuale per l'uomo che non si rassegna all'ipotesi brutale dell'estinzione, è un libro-contro l'attuale modello di civiltà che viene spacciato come culmine della razionalità ma che in realtà è l'anticamera di un suicidio collettivo. Latouche ci butta addosso le contraddizioni di una cultura della crescita che nel suo crescere uccide la terra, le risorse, le energie disponibili, ma anche la pace, la libertà, l'etica della solidarietà. L'estasi della velocità che passa attraverso le grandi autostrade e le grandi infrastrutture che uccidono l'ambiente e sollevano tassi di inquinamento micidiali, è il simbolo di una voracità umana che non ha più freni. Nemmeno il riferimento alla sostenibilità in questo quadro  di voracità infinito e permanente ha un senso perchè dire "sostenibile" in un equilibrio oramai insostenibile è essere ambigui e complici dell'ipocrisia del potere.
Allora decrescere non significa tornare alla preistoria, uscire dall'autostrada del progresso non significa chiudersi in un viclo cieco del passato, ma avviare un sistema che si fonda sulla sobrietà, sulla convivialità, sulla partecipazione, sulla saggezza del vivere. Di più: vuol dire difendere la bellezza e la semplicità dalla furia distruttiva della brutalità e della violenza impositiva. Perchè anche la guerra è parte di questa idolatria della crescita che mette in campo i suoi sacerdoti e i suoi altari di una religione del mercato che ha nel profitto il suo Dio e la sua Rivelazione.
Mi fa piacere che Latouche citi nel suo libro una piccola schiera di amici che ho avuto la fortuna di conoscere e di invitare a Bolzano, da Raimon Panikkar a Ivan Illich, da Achille Rossi a Maurizio Pallante, da Enrique Dussel (che tornerà a Bolzano con noi in settembre) a frei Betto, da Zanotelli a Kapuscinski. Tutti i protagonisti di una alternativa all'idea di uno sviluppo livellato sul piatto della crescita economica e finanziaria. E tutti profeti della sobrietà e della convivialità (delle differenze).
Un motivo n più per esserci lunedì 11 giugno ale ore 18 nell'aula magna della Libera Universitá con Serge Latouche e Christoph Baker per parlare di tutto questo e di altro ancora, ma soprattutto per dispiegare le ragioni della saggezza all'irrazionalità dell'idolatria turbocapitalistica.

Un caro saluto
Francesco Comina

Riflessione sul 25 Aprile

268_energie_per_giove_fuoco25 aprile, Festa della Liberazione - dal fascismo (quello della storia passata). Evviva. Ma ci siamo veramente liberati dal fascismo come radice, categoria, dalle sue fondamenta nelle idee, nelle teste, nelle nostre teste? Il tempo passa, il periodo storico, è ovvio, è finito. Lo spirito di sudditanza, no. Un esempio in Alto Adige di come un capo (un Grande Capo) possa imporre a tutti i sindaci di un territorio l'identica posizione (supina accettazione) verso quella che è la volontà del Capo medesimo, significativamente coincidente con la volontà di determinati gruppi di imprese: Il BBT. E chi non è d'accordo col partito, o col Capo: niente soldi, niente posizione, niente voce. Non gli sarà facile conservare il posto di sindaco e neanche il favore politico nel partito, se manca l'allineamento al volere supremo (non a caso taluni definiscono il Capo un Monarca). E' così che il Tunnel di Base del Brennero viene fatto passare come "cosa già decisa": non con il consenso reale, no certo, ma con la subdola imposizione. A volte mascherata da ragionevole accettazione delle cose del mondo, del progresso, della tendenza generale.
"Isolati i NO TAV" : era il titolo succulento che compariva un paio di settimane fa in prima pagina per introdurre la notizia di un convegno (convegno-farsa, aggiungo io), organizzato nientemeno che dalla CGIL. Un titolo per dire chiaramente da che parte stanno le - poche - mele marce e qual è il posto che spetta ai quattro/scalmanati/agitati/insurrezionalisti: in fondo all'angolo, nel buio, in castigo, isolati appunto forse perché contagiosi e immorali, o forse solo perché portatori del NO, come ogni vero capro espiatorio che si rispetti. Un'altra analogia con una visione del mondo, il fascismo e/o l'autoritarismo, che da un lato vuole il cittadino suddito passivo, punisce chi cerca di alzare la testa, e dall'altro ammira i dominatori. I gradi della punizione possono variare, ma è una scala omogenea. I "contrari" vengono isolati, castigati con l'emarginazione, la fatica di restare soli, sempre di più: e l'amarezza di coloro che non sono d'accordo per valide ragioni, quelli del NO, i "contestatori" come ama chiamarli il giornale degli imprenditori amici del Capo (fa sempre un certo effetto "i contestatori", no?). Per loro niente incarichi, niente posizioni istituzionali autorevoli, rappresentative, niente voce per argomentare o da alzare (vox clamans in deserto). Esporsi ai media solo raramente e con fatica improba, comunque mostrati come soli, pochi, e nemmeno buoni, comunque nelle fauci del quarto potere (l'informazione).
E anche in tempi di fascismo storico esisteva per certi casi controversi una sorta di "mediazione" come quella che oggi qualcuno mette in campo di fronte alle proteste dal basso. (Prima di procedere con metodi più sbrigativi).
Allora, davvero ce ne siamo liberati, di questa condizione di cittadini sudditi?
Anna Schgraffer

Lettera al Vescovo Wilhelm Egger

Sua Eminenza, il cardinal Martino, presidente del Pontifico Consiglio di Giustizia e Pace, in un intervista sul quotidiano “Il Messaggero” prende una chiara posizione sui problemi dell’ambiente e sul ruolo dell’uomo nella sua distruzione ( già lo stesso Pontefice si era espresso altrettanto chiaramente sul tema. appello_di_benedetto_XVI )

Parlando delle difficoltà di trovare un intesa sul protocollo di Kyoto da parte delle grandi potenze il cardinale afferma che “ …. Dio ci ha dato la terra per usarla, non per distruggerla». (La Terra è data all' uomo non per essere saccheggiata ma per essere abitata rispettando e incrementando la bontà e la bellezza del creato. (Isaia 45,18) )“ ... Dio quando ha creato il mondo non lo ha fatto solo per Adamo ed Eva ma perché venisse trasmesso ai figli dei loro figli. La terra e i suoi beni sono un dono che possiamo usare, migliorare ma non possiamo distruggere» prosegue Martino.

Su quale è l’insegnamento della Chiesa il cardinale è altrettanto chiaro : «Che occorre cambiare lo stile di vita. Soprattutto noi occidentali. Il cambiamento dovrebbe essere frutto di una nuova presa di coscienza, di un percorso educativo da far partire nelle scuole. Manca educazione ambientale a tutti i livelli, manca anche la percezione delle conseguenze che l’inquinamento provoca sul clima, sulla natura, sull’equilibrio. I danni sono sotto gli occhi di tutti, basta vedere le inondazioni, i ghiacci che si sciolgono, l’ecosistema alterato, l’atmosfera in pericolo».
Alla domanda se chi inquina commette peccato? Il Cardinale risponde: «Commette uno sfregio a Dio».

Un peccato così grave? «Dipende. Se getto una busta dell’immondizia per strada è un peccato veniale, se distruggo l’Amazzonia è un peccato grave. Dipende dall’entità del danno. Esiste il principio della responsabilità morale per le azioni che si commettono».


E chi distrugge alberi secolari, per far posto ad un parcheggio che tipo di peccato commetterà?

 

Sarei lieto di sentire un parere del Vescovo su ciò che sta accadendo a Bolzano in via Weggenstein, dove piante secolari , ma addirittura una piccola oasi naturalista sta per essere distrutta per far posto ad un parcheggio per auto.

 In questa vicenda è coinvolta , suo malgrado, anche la Chiesa , appartenendo il terreno all’ Ordine Teutonico, ma distruggendo alberi e costruendo parcheggi si fa doppiamente danno alla natura: sottraendo da una parte piccoli polmoni e dall’altra facilitando il traffico veicolare produttore di CO2.

E’ vero che il protocollo di Kyoto è un accordo mondiale, ma i principi debbono essere alla base dei comportamenti di ogni cittadino. Il protocolo di Kyoto oltre che dalla volontà dei governanti, dipenderà dal comportamento degli abitanti di tutto il mondo, Bolzano compresa. 

 

 

Claudio Vedovelli

 

     

 

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