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DECRESCITA

Come fare lo yogurt

Lo yogurt è un alimento sano e utile, ma nella maggior parte dei casi  è anche confezionato in barattolini di PP (polistirolo) che in comuni come qui da noi a Bolzano non è possibile raccogliere in maniera differenziata e finiscono inevitabilmente nel famelico inceneritore. Produrre a casa lo yogurt non è difficile. Riportiamo qui di seguito un articolo a riguardo tratto dal sito del Movimento per la Decrescita Felice


Come fare lo Yogurt
Il latte è molto ricco di fermenti e microrganismi. Questo affollamento ostacola lo sviluppo e la riproduzione dei fermenti specifici che lo trasformano in yogurt. Pertanto, se si usa latte fresco occorre prima bollirlo per sterilizzarlo. Oppure si può usare latte a lunga conservazione, che è stato già sottoposto a sterilizzazione. Per fare lo yogurt la prima volta si possono comprare in farmacia bustine di fermenti liofilizzati (lactobacillus bulgaricus e streptococcus termophilus) che vanno sciolti nel latte alla temperatura di 40-45 gradi centigradi (un po’ più della temperatura corporea umana). Questa è la temperatura ideale in cui i fermenti svolgono la loro attività e si moltiplicano. La loro attività sviluppa calore e mantiene la temperatura iniziale, purché non ci siano dispersioni termiche. Quindi il recipiente dove si fa lo yogurt va avvolto in una copertina di lana. Oppure si possono utilizzare apposite yogurtiere in cui la temperatura è mantenuta da un’apposita resistenza elettrica dal consumo molto basso. Sciogliendo i fermenti nel latte alla sera, la mattina seguente lo yogurt è pronto. Per farlo diventare più denso occorre metterlo in frigo. Dopo averlo fatto la prima volta, basta conservarne la quantità di un vasetto e scioglierlo in un litro di latte sterilizzato per riavviare il processo.

Invece di comprare i fermenti lattici liofilizzati in farmacia, lo yogurt si può fare la prima volta sciogliendo in un litro di latte un vasetto di yogurt con fermenti lattici vivi. Vanno molto bene gli yogurt che contengono due diversi ceppi di fermenti: il Lactobacillus Acidophilus e Bifidum Bacterium Lactis, che sono probiotici. A differenza del Lactobacillus Bulgaricus e dello Streptococcus termophilus, che con maggiori difficoltà rimangono vivi nell’ambiente acido dello stomaco e quindi esercitano uno scarso effetto sulla flora batterica intestinale, i fermenti probiotici sono molto più resistenti e riescono ad arrivare numerosi nel colon, dove proliferano, svolgendo un’azione rigenerante e fortificante contro i batteri nocivi.

Per sapere tutto sullo yogurt, vedi il sito di yogurt-forever:
www.i-2000net.it/mirror/yogurt/.

Conversazione con Maurizio Pallante

 

Maurizio Pallante è consulente del Ministero dell’ Ambiente per l’ efficienza energetica e fondatore del comitato per l’ uso razionale dell’ energia. Svolge attività di ricerca e di pubblicazione saggistica nel campo del risparmio energetico e delle tecnologie ambientali ed è esponente del pensiero sulla decrescita felice, di cui è principale ispiratore. Sarà nostro ospite la sera di giovedì 13 settembre presso la Sala  del Comune di Bolzano alle ore 20.00, per parlare  del perché bruciare le immondizie non conviene. Vi invitiamo cordialmente a intervenire.
pallante_flayer_sito Intervista 
In un articolo dal titolo:“ proposta di un programma politico per la decrescita “ Pallante scrive a proposito di rifiuti : “Nell’ottica della decrescita la gestione dei rifiuti va finalizzata prioritariamente alla loro riduzione e solo in seconda battuta al riuso e al riciclaggio delle materie prime secondarie di cui sono composti. L’obbiettivo di fondo a cui tendere si può riassumere nella formula zero rifiuti. In questo contesto, la raccolta differenziata è l’ultimo degli strumenti organizzativi utilizzabili per recuperarne e riutilizzarne la maggiore quantità possibile. Se il paradigma della crescita non viene messo in discussione, la politica dei rifiuti viene impostata principalmente sulla raccolta differenziata di una parte dei materiali dismessi e l’incenerimento del rimanente. Il contesto culturale di riferimento di questa metodologia è l’ossimoro dello sviluppo sostenibile. In tale contesto si dà per scontato che la crescita della produzione di merci comporti una crescita dei rifiuti. Poiché di conseguenza aumentano i loro ingombri fisici e il loro impatto ambientale, si propone di ridurre queste conseguenze collaterali indesiderate riciclandone una parte e spacciando per distruzione dell’altra la sua trasformazione in fumi. Tuttavia, se i rifiuti aumentano, la raccolta differenziata diventa una fatica di Sisifo che non ridimensiona il problema ma si limita a rallentare la velocità con cui cresce, mentre la liberazione degli spazi fisici che si ottiene con l’incenerimento, oltre a emettere CO2 aumentando l’effetto serra, riempie l’atmosfera di veleni, micro e nano polveri dagli effetti devastanti sulla salute umana e sugli ambienti. Al contempo distrugge materiali riutilizzabili e produce quantità di energia molto inferiori a quelle che sono state necessarie a produrli. I danni economici che genera sono direttamente proporzionali ai danni ambientali.”  

Se son rose fioriranno…

greenpeace

Si parla molto di ambiente in questo periodo. Se ne parla a destra, se ne parla a sinistra, perfino e meno male, ne parla anche il Papa. Il quale richiama i giovani ad un forte impegno per la difesa dell’ambiente. Riportando  queste parole nel quotidiano e in campo locale certamente diverse sarebbero le occasioni dove i giovani, ma anche gli adulti, cattolici o meno, avrebbero l’ opportunità di mostrare il loro impegno: BBT, inceneritore, aeroporto, cementificazione, alberi abbattuti per far posto a parcheggi, paesaggi montani deturpati da cubi di cemento, siano essi alberghi o chiese. It’s not too late. Li aspettiamo.

Di ambiente ne parla anche la nuova “ cosa” che sta nascendo e il suo leader Veltroni, il quale, nel discorso_di autocandidatura, ha messo al primo posto l’ambiente; poi, leggendo fra le righe ….

....vi lasciamo al commento di Maurizio Pallante, stili_di_vita, tecnologia, politica, la cui prima parte è stata pubblicata sul settimanale  “Carta” uscito sabato 1. settembre. Maurizio Pallante sarà a Bolzano, giovedì 13.09.2007 per parlarci di decrescita, consumi, inceneritore ed energia.

LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA

Pubblichiamo volentieri la presentazione del libro di Serge Latouche, che lunedì 11 sarà a Bolzano (vedi appuntamenti).

Nell’invitare tutti a partecipare alla serata, ci permettiamo solo di aggiungere che filosofie di vita come “ decrescita felice” hanno bisogno di una attualizzazione nella realtà quotidiana, che non si possa sposare per esempio l’uso degli inceneritori, organo supremo di non risparmio energetico e inno massimo al consumismo, oppure la progressiva cementificazione della città a discapito della memoria e della natura. Vorremmo che si cominciasse ad uscire dalla filosofia e si iniziasse veramente una pratica di “non consumismo”.

 

La Redazione di Ambiente e Salute

  

Serge Latouche / Il suo ultimo libro
LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA

«Era di una comicità grottesca, quel frenetico tentativo di aumentare le tirature di un mondo agonizzante»
R. Matheson


Cari amici,

in attesa di sentire dal vivo la voce di Serge Latouche, uno dei più importanti pensatori del nostro tempo, voce critica dell'economia di sviluppo e della crescita per la crescita, vi consiglio caldamento il suo ultimo libro edito da Feltrinelli, La scommessa della decrescita.
È un libro che mette a nudo la follia dello sviluppo senza fine. È un manuale per l'uomo che non si rassegna all'ipotesi brutale dell'estinzione, è un libro-contro l'attuale modello di civiltà che viene spacciato come culmine della razionalità ma che in realtà è l'anticamera di un suicidio collettivo. Latouche ci butta addosso le contraddizioni di una cultura della crescita che nel suo crescere uccide la terra, le risorse, le energie disponibili, ma anche la pace, la libertà, l'etica della solidarietà. L'estasi della velocità che passa attraverso le grandi autostrade e le grandi infrastrutture che uccidono l'ambiente e sollevano tassi di inquinamento micidiali, è il simbolo di una voracità umana che non ha più freni. Nemmeno il riferimento alla sostenibilità in questo quadro  di voracità infinito e permanente ha un senso perchè dire "sostenibile" in un equilibrio oramai insostenibile è essere ambigui e complici dell'ipocrisia del potere.
Allora decrescere non significa tornare alla preistoria, uscire dall'autostrada del progresso non significa chiudersi in un viclo cieco del passato, ma avviare un sistema che si fonda sulla sobrietà, sulla convivialità, sulla partecipazione, sulla saggezza del vivere. Di più: vuol dire difendere la bellezza e la semplicità dalla furia distruttiva della brutalità e della violenza impositiva. Perchè anche la guerra è parte di questa idolatria della crescita che mette in campo i suoi sacerdoti e i suoi altari di una religione del mercato che ha nel profitto il suo Dio e la sua Rivelazione.
Mi fa piacere che Latouche citi nel suo libro una piccola schiera di amici che ho avuto la fortuna di conoscere e di invitare a Bolzano, da Raimon Panikkar a Ivan Illich, da Achille Rossi a Maurizio Pallante, da Enrique Dussel (che tornerà a Bolzano con noi in settembre) a frei Betto, da Zanotelli a Kapuscinski. Tutti i protagonisti di una alternativa all'idea di uno sviluppo livellato sul piatto della crescita economica e finanziaria. E tutti profeti della sobrietà e della convivialità (delle differenze).
Un motivo n più per esserci lunedì 11 giugno ale ore 18 nell'aula magna della Libera Universitá con Serge Latouche e Christoph Baker per parlare di tutto questo e di altro ancora, ma soprattutto per dispiegare le ragioni della saggezza all'irrazionalità dell'idolatria turbocapitalistica.

Un caro saluto
Francesco Comina

Riflessione sul 25 Aprile

268_energie_per_giove_fuoco25 aprile, Festa della Liberazione - dal fascismo (quello della storia passata). Evviva. Ma ci siamo veramente liberati dal fascismo come radice, categoria, dalle sue fondamenta nelle idee, nelle teste, nelle nostre teste? Il tempo passa, il periodo storico, è ovvio, è finito. Lo spirito di sudditanza, no. Un esempio in Alto Adige di come un capo (un Grande Capo) possa imporre a tutti i sindaci di un territorio l'identica posizione (supina accettazione) verso quella che è la volontà del Capo medesimo, significativamente coincidente con la volontà di determinati gruppi di imprese: Il BBT. E chi non è d'accordo col partito, o col Capo: niente soldi, niente posizione, niente voce. Non gli sarà facile conservare il posto di sindaco e neanche il favore politico nel partito, se manca l'allineamento al volere supremo (non a caso taluni definiscono il Capo un Monarca). E' così che il Tunnel di Base del Brennero viene fatto passare come "cosa già decisa": non con il consenso reale, no certo, ma con la subdola imposizione. A volte mascherata da ragionevole accettazione delle cose del mondo, del progresso, della tendenza generale.
"Isolati i NO TAV" : era il titolo succulento che compariva un paio di settimane fa in prima pagina per introdurre la notizia di un convegno (convegno-farsa, aggiungo io), organizzato nientemeno che dalla CGIL. Un titolo per dire chiaramente da che parte stanno le - poche - mele marce e qual è il posto che spetta ai quattro/scalmanati/agitati/insurrezionalisti: in fondo all'angolo, nel buio, in castigo, isolati appunto forse perché contagiosi e immorali, o forse solo perché portatori del NO, come ogni vero capro espiatorio che si rispetti. Un'altra analogia con una visione del mondo, il fascismo e/o l'autoritarismo, che da un lato vuole il cittadino suddito passivo, punisce chi cerca di alzare la testa, e dall'altro ammira i dominatori. I gradi della punizione possono variare, ma è una scala omogenea. I "contrari" vengono isolati, castigati con l'emarginazione, la fatica di restare soli, sempre di più: e l'amarezza di coloro che non sono d'accordo per valide ragioni, quelli del NO, i "contestatori" come ama chiamarli il giornale degli imprenditori amici del Capo (fa sempre un certo effetto "i contestatori", no?). Per loro niente incarichi, niente posizioni istituzionali autorevoli, rappresentative, niente voce per argomentare o da alzare (vox clamans in deserto). Esporsi ai media solo raramente e con fatica improba, comunque mostrati come soli, pochi, e nemmeno buoni, comunque nelle fauci del quarto potere (l'informazione).
E anche in tempi di fascismo storico esisteva per certi casi controversi una sorta di "mediazione" come quella che oggi qualcuno mette in campo di fronte alle proteste dal basso. (Prima di procedere con metodi più sbrigativi).
Allora, davvero ce ne siamo liberati, di questa condizione di cittadini sudditi?
Anna Schgraffer

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