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Le mucche non mangiano cemento

Creato Lunedì, 27 Agosto 2007 16:47

Di Luca Mercalli e Chiara Sasso le_mucche_non_mangiano_cemento

Nel suo libro “Memorie di Adriano”, Marguerite Yourcenar ci racconta del culmine della parabola dell’Impero Romano.

Ci fa vedere il momento in cui l’imperatore Traiano, impegnato nella conquista del territorio dei Parti, si accorge dell’impossibilità dell’impresa. Davanti ai deserti e ai grandi fiumi dell’Oriente, si accorge che le sue legioni, per quanto brave e agguerrite, si perderebbero senza speranza nell’immensità di quei territori. Decide di interrompere la guerra. Era il momento di massima espansione e, allo stesso tempo, l’inizio della fine di una macchina immensa che produceva legioni, conquistava territori, incamerava le risorse conquistate per produrre altre legioni. L’impero non sapeva fare altro, continuò a farlo finche fu in grado di farlo. Ma, senza più territori da conquistare, l’impero era diventato un guscio vuoto che viveva al di sopra dei propri mezzi, era “insostenibile” come diremmo oggi, e si sarebbe lentamente disgregato fino a svanire tre secoli dopo. Mercalli e Sasso, nel loro libro “Le Mucche non Mangiano Cemento” sono forse riusciti a cogliere per noi, in diretta, lo stesso culmine della nostra parabola imperiale. Siamo arrivati, sembrerebbe, al punto in cui la nostra guerra contro la natura, e la conquista dei suoi territori ha raggiunto il limite massimo. Abbiamo fatto tutto quello che sapevamo fare, lo continuiamo a fare sempre meglio, eppure niente funziona più come prima. Costruiamo strade sempre più larghe e macchine sempre più potenti, ma i viaggi sono sempre più lunghi e difficili. Costruiamo sempre più case, ma non possiamo più permettercele e i senzatetto per le strade sono sempre di più. Costruiamo sempre più fabbriche, ma c’è sempre meno lavoro e la vita è sempre più cara. Ci dicono che dobbiamo lavorare sempre di più, consumare sempre di più, costruire sempre di più. E’ quello che abbiamo sempre fatto, la sola cosa che sappiamo fare. Continuiamo così, ci dicono, e tutto si aggiusterà. E invece, niente si aggiusta e ci accorgiamo di essere anche noi un guscio vuoto, che viviamo al di sopra dei nostri mezzi, destinati a disgregarci e sparire come l’impero romano del tempo che fu.

ed.Società Meteorologica Subalpina