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Una coltivazione di mele insostenibile

Il marketing delle mele ha reso famoso l'Alto Adige forse più delle sue montagne e di tutte le bellezze naturalistiche. Ma quali sono gli effetti delle coltivazioni intensive  e dei numerosi trattamenti chimici a cui sono sottoposte? Il WWF di Bolzano lancia una campagna  contro la coltivazione intensiva delle mele e contro l'utilizzo massiccio di pesticidi, per informare la cittadinanza e rendere consapevoli i consumatori che con i loro acquisti possono essere molto determinanti. Noi di Ambiente e Salute non possiamo che condividere questa campagna e pubblichiamo volentieri il materiale inviatoci dagli amici del WWF. Cliccando sull'immagine troverete da scaricare, oltre ad una scheda informativa, di cui riportiamo l'introduzione, anche il materiale necessario a divulgare queste informazioni (volantini in italiano e tedesco) e i moduli per una raccolta di firme, da stampare e consegnare completi a : Luigi Mariotti, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono: 339 21 28 673.

melechimiche

 

Da alcuni decenni viene praticata in Alto Adige, soprattutto nella valle dell’Adige, la coltivazione intensiva delle mele che porta allo sfruttamento del terreno al massimo delle sue potenzialità e del suo rendimento. La maggior parte dei meleti, che viene gestita secondo il metodo della frutticoltura integrata, si concentra nel fondovalle su una superficie di circa 18.000 ha. La produzione altamente intensiva consente di immettere sul mercato oltre 1.000.000 di tonnellate di mele all’anno di cui il 45-55% viene esportato. I mercati principali sono la Germania (70% dell’esportazione complessiva), Scandinavia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Europa centrale e Russia.


GLI EFFETTI DELLA COLTIVAZIONE INTENSIVA SULL’AMBIENTE
La monocoltura delle mele  ha certamente ottimizzato la produttività economica ma allo stesso tempo ha portato:
All’estinzione di numerose specie di animali e di piante (perdita di biodiversità) attraverso la distruzione di importanti habitat per fare posto ai campi di mele. Secondo i dati della Lista Rossa in Alto Adige circa 1.100 specie animali sono in pericolo a causa della coltivazione intensiva.
All’avvelenamento di terreni, di corsi d’acqua e della fauna selvatica dovuto al massiccio impiego di pesticidi, diserbanti e concimi chimici. Per ottenere un raccolto di mele dell’Alto Adige sono necessari fino a 20-25 trattamenti con sostanze chimiche di sintesi. A questo si aggiunge la perdita di fertilità del suolo causata dalla sostituzione dei concimi organici con concimi chimici.
Alla perdita delle varietà di frutta originarie. Molte varietà di melo e pero un tempo diffuse in Alto Adige stanno scomparendo perché sostituite con varietà più facilmente commerciabili.
Al degrado del paesaggio agricolo attraverso l’eliminazione di elementi strutturali del paesaggio: boschi di fondovalle, prati, siepi, muri a secco e singoli alberi sono stati eliminati e sostituiti da un ambiente monotono caratterizzato unicamente dalle piante di melo e dalle reti antigrandine.
All’aumento delle emissioni di gas serra. La maggior parte delle mele prodotte in Alto Adige viene trasportata per lunghe distanze causando un elevato consumo di energie non rinnovabili (petrolio), inquinamento, ed emissioni di CO2.

PESTICIDI E I RISCHI PER LA SALUTE
L’esposizione agli agrofarmaci è stata associata ad effetti di tipo acuto e anche di tipo cronico, in particolare a effetti cancerogeni, neurologici e sulla riproduzione. I più esposti sono gli agricoltori. A dosi più basse anche la popolazione generale può essere esposta, o perché vive in aree agricole ove i pesticidi sono usati intensamente, o per il consumo di acqua e di alimenti contaminati. I pesticidi chimici che rimangono come residuo sugli alimenti sono pericolosi per gli adulti, ma ancor più per i bambini che hanno ritmi metabolici diversi da quelli degli adulti e una minore capacità di metabolizzare ed eliminare le tossine.

LE MELE COLTIVATE IN ALTO ADIGE CONTENGONO RESIDUI DI PESTICIDI?
Secondo quanto contenuto in un articolo apparso sulla rivista specializzata “Frutta e Vite” dai monitoraggi effettuati negli ultimi 6 anni, sulle mele prodotte in Alto Adige emerge che in media su quasi l’86% dei campioni analizzati si rileva la presenza di agrofarmaci, in annate con decorso meteorologico umido si arriva addirittura al 93%. A partire dal 2003 è tendenzialmente in crescita la presenza di più residui di agrofarmaci passando da 1,2 a 2,6 per campione.


I LIMITI DI RESIDUI NELLA FRUTTA FISSATI DALLA LEGGE
Per legge vengono fissati dei limiti massimi di pericolosità relativamente ad ogni singolo principio attivo contenuto negli alimenti, limite che non dovrebbe mai essere superato.  Non viene però preso in considerazione il fatto che ormai in generale in agricoltura, e nel caso della coltivazione delle mele del Sudtirolo, si usano decine di principi attivi sulla  stessa coltura. Questi cocktails di fitofarmaci generano bassi residui finali per ogni principio attivo, ma se si sommano tutti i “microresidui” alla fine si ottiene un “macroresiduo” di cui non si conoscono gli effetti sulla salute e la cui sommatoria supera spesso i limiti legali relativi alle singole sostanze.


IN ALTO ADIGE QUALI SOSTANZE CHIMICHE VENGONO IMPIEGATE NELLA COLTIVAZIONE DELLE MELE?
La maggior parte delle mele prodotte in Sudtirolo viene coltivata con il metodo della frutticoltura integrata. Un metodo che il gruppo di lavoro per la frutticoltura integrata definisce rispettoso dell’ambiente e della salute dei consumatori.  In realtà si tratta di un’abile operazione d’immagine che consente di vendere su vasta scala un prodotto ottenuto in modo tutt’altro che sostenibile. Dagli elenchi delle sostanze chimiche consentite, e dal numero di trattamenti autorizzati, emerge un uso massiccio di agrofarmaci. Sono tutte molecole sintetiche prodotte prevalentemente da grandi multinazionali. Si tratta in gran parte di sostanze nocive o addirittura tossiche, alcune di esse sono sospettate di essere cancerogene.
Le sostanze impiegate:
Insetticidi: prodotti impiegati per difendere le piante dagli insetti dannosi;
Fungicidi: prodotti impiegati per la difesa delle piante da agenti fungini responsabili di malattie come  la ticchiolatura;
Rodenticidi: sostanze tossiche o velenose in grado di provocare la morte dei roditori considerati nocivi. Vengono distribuite nell'ambiente sotto forma di esche;
Fitoregolatori: ormoni prodotti in laboratorio, capaci di influenzare direttamente o indirettamente i processi fisiologici delle piante. Vengono impiegati  ad esempio per favorire la caduta dei frutti in eccesso, oppure per regolare la grandezza e la colorazione della frutta;
Diserbanti: sostanze chimiche capaci di distruggere le erbe ritenute infestanti;
Concimi minerali: sostanze fertilizzanti di origine sintetica.


QUANTI SONO I FITOFARMACI IMMESSI NELL’AMBIENTE IN ALTO ADIGE?
Dai dati pubblicati sul Programma di Sviluppo Rurale 2007 – 2013  della Provincia Autonoma di Bolzano emerge che in frutticoltura vengono impiegati 7 kg di fungicidi e 8 kg di insetticidi per ettaro di frutteto. Moltiplicati per i 17.500 ettari ca. di meleti coltivati con il metodo della frutticoltura integrata, in Provincia di Bolzano verrebbero immessi nell’ambiente 122.500 kg di fungicidi e 140.000 kg di insetticidi, per un totale di 262.500 kg. A questi andrebbero aggiunti altri agrofarmaci (topicidi, ormoni vegetali, diserbanti)  di cui non vengono forniti i dati relativi alle quantità.


I PESTICIDI SONO VERAMENTE NECESSARI?
In Alto Adige oltre 300 aziende agricole biologiche producono ormai da alcuni anni frutta e verdura senza l’impiego di prodotti chimici di sintesi. I prodotti dell’agricoltura biologica sono di qualità superiore rispetto alla frutta prodotta con il metodo della coltivazione integrata. Tuttavia, l’uso di agrofarmaci in Alto Adige è ancora molto diffuso a causa dei forti interessi delle multinazionali che li producono, ma anche da parte di molti agricoltori, che attraverso l’uso di sostanze chimiche riescono ad aumentare la produzione e a ridurre il lavoro nei campi.

PERCHE’ IL WWF SI OCCUPA DI AGRICOLTURA?
Noi pensiamo che l’attività agricola non debba ridursi alla sola dimensione produttiva: i temi connessi con il lavoro nei campi sono molteplici e comprendono la cura del territorio, la conservazione del paesaggio e la sana alimentazione. Da un punto di vista naturalistico, se si escludono le specie viventi nei boschi, nelle aree umide e in montagna, tutte le altre piante e gli altri animali si trovano nelle aree agricole e il loro destino è strettamente connesso con il modo in cui si lavora la terra.

PERCHE’ IL WWF HA LANCIATO LA CAMPAGNA?
La campagna di sensibilizzazione ha per scopo l’informazione in modo da rendere i consumatori più consapevoli delle conseguenze che possono avere le loro scelte di acquisto di mele provenienti dall’agricoltura industriale. Le decisioni dei consumatori sono infatti legate alla loro conoscenza del prodotto che stanno per acquistare e la conoscenza del contesto da cui il prodotto proviene.
Attraverso la diffusione di informazioni si intende inoltre indurre le imprese agricole e la classe politica a modificare le politiche di sfruttamento intensivo del territorio, puntando invece ad un’agricoltura ecocompatibile.

L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE
Il WWF promuove un’agricoltura ecocompatibile o sostenibile. Un tipo di agricoltura che persegue non solo il reddito delle aziende produttrici, ma anche la tutela della salute degli operatori agricoli e dei consumatori, la qualità del prodotto, il mantenimento della fertilità del suolo e delle risorse ambientali. Un’agricoltura che sia garante della conservazione della biodiversità e che non comporti fenomeni di inquinamento dell’ambiente e degrado del paesaggio. In pratica, un tipo di agricoltura che produca prodotti di qualità sani e sicuri, salvaguardando gli ecosistemi agrari, la biodiversità e il paesaggio  anche per le future generazioni.


DIETRO I MARCHI DI QUALITÀ DELL’ALTO ADIGE CI SONO VERAMENTE PRODOTTI SICURI E DI QUALITÁ?
Un prodotto di  qualità dovrebbe soddisfare le esigenze dei consumatori. In realtà i marchi di qualità vengono spesso utilizzati per incrementare le vendite di un prodotto, mentre  i consumatori non sempre vengono informati sulle modalità di produzione e sui loro effetti. L’esempio più evidente è la coccinella, il simbolo usato per commercializzare le mele prodotte in Alto Adige con il metodo dell’agricoltura integrata. Si tratta di una pubblicità fuorviante che non garantisce certo un prodotto non trattato chimicamente ed esente da residui di sostanze chimiche. Un marchio quindi che potrebbe portare a confondere i prodotti dell'"agricoltura integrata" (ottenuti con elevato impiego di sostanze chimiche), con i prodotti biologici (ottenuti con metodi biologici nel rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori). Pensiamo che un prodotto agricolo di qualità non possa essere solo perfetto nell’aspetto e di gusto gradevole. La qualità di un alimento è anche ambientale (quanto è stato inquinato per produrlo?), sociale (quali costi sanitari a causa dei pesticidi?). Pensiamo quindi che per valutare la qualità debbano essere considerati molteplici aspetti e i costi addebitati alla collettività come quelli a carico del sistema sanitario per curare le patologie legate al pluriennale consumo di alimenti contenenti residui (anche a norma di legge) di antiparassitari, o quelli legati all’inquinamento di terreni e delle falde acquifere con sostanze chimiche pericolose.


COSA POSSIAMO FARE PER TUTELARE LA NOSTRA SALUTE E RIDURRE L’IMPATTO SULL’AMBIENTE DOVUTO ALL’AGRICOLTURA INDUSTRIALE?
“Mele da coltivazioni intensive? No grazie!” Fare la spesa pensando in modo critico è uno dei mezzi più efficaci per condizionare le imprese che operano causando forti danni ambientali (uso massiccio di sostanze chimiche, sfruttamento intensivo del territorio, elevato consumo energetico), perché ha potere di premiare le imprese che operano nel rispetto dell’ambiente e che offrono prodotti sani e sicuri, e di fare prendere invece le distanze dalle imprese che causano forti danni all’ambiente e che immettono sul mercato prodotti che potrebbero essere poco sicuri per la salute.

Da definire:
3. L’INIZIATIVA DI PIAZZA: 22 SETTEMBRE 2009
Saremo impegnati a partire dall’autunno 2009 con diverse azioni e iniziative. Il 22 settembre inizieremo la campagna informativa con l’organizzazione di tavoli a Bolzano e Merano. Sarà questo il primo momento di visibilità esterna di  questa campagna. Seguiranno poi altri tavoli informativi


Per altri chiarimenti:
Luigi Mariotti
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
telefono: 339 21 28 673

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