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PAESAGGIO

Convegno: il Virgolo

virgolo3

 

Biografie relatori

 

 

Enzo Venini risponde a Spagnolli sui cervi del Parco

cervi_in_invernoPubblichiamo la lettera di risposta del presidente del Wwf nazionale Enzo Venini al sindaco di bolzano Luigi Spagnolli in riferimento alla vicenda dei cervi del parco dello Stelvio.

Ringraziamo il presidente per averci inviato la sua replica e per le puntuali e scientifiche osservazioni che ci confermano la validità della nostra comune contrarietà alla pratica della caccia nei Parchi naturali.

 

Egregio dott. Spagnolli,

torno sulla questione dei cervi nel Parco dello Stelvio anche a seguito

della sua nota su "Ambiente e Salute" e, confidando nella possibilità di un

dibattito positivo, ritengo sia nostro dovere esprimere una posizione chiara

sulla questione.

 

La difesa della popolazione di cervi all'interno del Parco Nazionale dello

Stelvio da parte del WWF Italia non è mossa da un approccio emotivo e poco

pratico, quanto da profonde ragioni conservazionistiche e dal dovere morale

di garantire in Italia il concetto di Area Protetta e Parco Nazionale, che

da questo precedente trae già un danno irreparabile a favore di chi vuole

utilizzare come un'azienda faunistico-venatoria un' area ad oggi dedicata

alla conservazione della natura e alla fruizione positiva da parte delle

persone.

 

Nel merito di quanto da lei detto concordo con l'affermazione che per tirare

delle conclusioni occorre informarsi. Infatti all' interno del WWF lavorano

dei faunisti e nelle sue parole, un po' generiche, non esiste nessun

riferimento documentabile al piano di gestione del parco, nè alla risposta

TECNICO-SCIENTIFICA del WWF, che pure vediamo correttamente citata con un

link sulla pagine internet di "Ambiente e Salute".

Il WWF sostiene che manchino i dati di qualità necessari (censimenti,

presunti danni ai pascoli, areale locale della specie) per poter proporre

questo piano di controllo e la forma - scientificamente carente - con cui le

ragioni sono elencate nel citato piano non aiuta ad allocare la necessaria

fiducia. Questo dopo una analisi approfondita del piano di gestione del

parco eseguita da chi si è occupato per anni di ungulati di montagna,

ha lavorato sul campo e ha pubblicato anche articoli scientifici a

riguardo.

 

Ci permettiamo di farLe notare che il fatto che nel parco dell'Engadina si

spari non è per noi particolarmente indicativo, considerato poi il fatto che

in molti ambiti della gestione faunistica in Confederazione Elvetica esiste

un approccio pragmatico. Pensi in questo, e lo faccia da ex-direttore di un

parco nazionale, al fatto che i lupi vengono abbattuti dopo un certo numero

di conflitti creati con il bestiame (ma non all'interno del Parco), in modo

indipendente dal livello di protezione della specie a livello nazionale e

internazionale o al fatto che altre specie di ungulati, da sempre protette

in Italia e simbolo dei successi della biologia della conservazione sulle

Alpi, sono in Svizzera oggetto di attività venatoria regolata.

 

Che i bracconieri siano un problema enorme non può che trovarci d'accordo e

credo che sia un punto su cui quindi serve anche poco dibattere. Ma non

è aprendo alla caccia che lo risolveremo.

 

Quanto al fatto che gli animali possano, o meno, spostarsi nelle aree

limitrofe, la spiegazione emerge anche dalle Sue parole: gli animali sono

spinti verso l'area protetta anche a causa degli abbattimenti. Lei non

sembra però concordare che, tra la soluzione sul tavolo dovrebbe prevalere

quella di creare corridoi ecologici mediante un abbassamento della pressione

venatoria fuori dal parco (pressione che evidentemente contribuisce non poco

a creare l'effetto "area protetta") piuttosto che una impossibile

ridistribuzione degli animali operata aumentando la pressione

venatoria perfino dentro l'area protetta.

 

Il Parco potrebbe non avere la necessaria giurisdizione fuori dai confini

dell'area protetta, ma una corretta e paziente lettura del piano approvato

in data 14/11/2008 dall' Ente Parco le mostrerà che le Unità di gestione

progettate nel piano coprono anche aree fuori dal parco, proponendo

interventi nuovi anche in aree dove il parco non ha diretta giurisdizione.

 

Il WWF ha più volte proposto allo stesso Ente Parco di farsi portatore di un

messaggio positivo presso le Province competenti, per considerare in modo

laico e trasparente la possibilità di un approccio integrato, ma questo

invito non è stato accolto.

Enzo Venini

Presidente
WWF Italia

 

Gigi il ranger

wwf_no_abbattimento_cerviPubblichiamo le considerazioni del sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, ex direttore del Parco dello Stelvio in risposta alla petizione lanciata dal WWF nazionale contro la caccia al cervo nel Parco dello Stelvio  da noi diffusa a mezzo mailinglist .

 

Riportiamo e ringraziamo il sindaco Spagnolli per il contributo alla discussione .

 

Gentili tutti!

Rispetto alla mail di cui sotto , mi permetto di far notare, per semplice informazione, che anche nel Parco dell'Engadina si spara ai cervi, in quanto in sovrannumero rispetto all'equilibrio tra le diverse popolazioni specifiche che costituiscono l'ecosistema ivi presente.

Quanto a chi deve sparare, sempre per semplice informazione, faccio notare che è del tutto opportuno che chi lo fa abbia buona mira e mano ferma, perchè se proprio si deve arrivare ad uccidere un animale - e talvolta è necessario proprio per mantenere gli equilibri di cui sopra -, è bene che muoia subito, così da non soffrire. Quindi se i cacciatori, adeguatamente formati al ruolo di selecontrollori, sparano meglio delle guardie forestali, è meglio che sparino loro, per la ragione suesposta.

Infine sul fatto che il Parco non è recintato e che quindi se gli animali sono troppi si spostano da soli nelle zone contigue, segnalo ancora che le zone contigue sono tutte, tranne il Parco dell'Engadina, riserve di caccia: dove però va detto che da noi, terra civile, la caccia è rigorosamente regolamentata e controllata.

Mentre il vero problema sono i bracconieri.

Consiglio a tutti la lettura del libro "Der Wilderer" di Horst Eberhöfer, che racconta la storia di un bracconiere nel Parco dello Stelvio, vista e raccontata da lui medesimo: se proprio si vuole scegliere come propria missione quella di lottare contro chi spara agli animali, mi darete atto che è meglio iniziare con quei personaggi lì.

Ancora un consiglio, se mi si consente: è comodo pensarlo, ma non è vero che quando si decide di far sparare a degli animali lo si fa sempre e solo per il gusto di uccidere. Nel Parco dello Stelvio non è mai stato e non è così. E correttezza imporrebbe di informarsi bene sul perché delle cose, prima di dire frasi del tipo "come saprete vogliono riprendere a sparare nel parco dello Stelvio con la scusa dell' aumento della popolazione del cervo": il piano di abbattimento dei cervi nel Parco è il frutto del lavoro dei migliori faunisti d'Italia, ha il timbro dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, e tiene conto esclusivamente di situazioni e parametri scientificamente approfonditi e sviscerati. E credo che un faunista sappia fare il suo mestiere meglio di chiunque altro, soprattutto meglio di quegli abitanti delle aree urbane che si occupano di questi temi esclusivamente in chiave emotiva e per qualche ora all'anno.

 

Dire infine che "Il parco è una zona protetta che dovrebbe garantire alle specie non umane un ambiente sicuro dall' intrusione umana" vuol dire non essere consapevoli che all'interno del Parco dello Stelvio abitano oltre 60.000 persone, e che vi soggiornano ogni anno centinaia di migliaia di turisti per milioni di pernottamenti, con tutti i conseguenti problemi di convivenza uomo-natura. Per cui, per cortesia, se proprio si vuole parlare, ci si informi bene, prima!

Cordialmente

Luigi Spagnolli, già Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio

 

Lo Stelvio vuole abbattere 1.700 cervi, protesta il WWF      dossieralpi_cervo_stelvio_25_11_08.doc.pdf

cervo

Il piano prevede l'abbattimento di centinaia di cervi da parte di "selecontrollori": normali cacciatori di selezione "formati" da un corso di soli tre giorni e non appartenenti all'ente pubblico. Nonché una vera e propria vendita di capi secondo una precisa tabella ai cacciatori residenti in valle. Il tutto, senza coerenza con il mandato di un parco nazionale, è dichiarato necessario per presunte ragioni gestionali e di contenimento di danni vegetazionali ed economici.

"Pur considerando la gestione come uno strumento potenzialmente utile nella biologia della conservazione basata su un approccio scientifico, la proposta in fase di discussione presso il parco lascia forti dubbi legati all'uso di cacciatori paganti anziché di personale afferente ad enti pubblici, ed altri di natura anche tecnica. Anche considerando infatti solo gli abbattimenti all'interno dell'area protetta, l'abbattimento di molte centinaia di animali all'anno è tecnicamente un obiettivo ambizioso da raggiungere, che rischia di divenire semplicemente l'apertura alla caccia a tempo indeterminato per il mancato raggiungimento della quota prevista, inefficace sul lungo termine  e in ogni caso inconcepibile dentro un'area protetta, tanto più se è un parco nazionale" ha detto Enzo Venini, Presidente del WWF Italia.

L'unico mezzo efficace per controllare la popolazione di ungulati è infatti legato al ritorno dei predatori naturali e altre ragioni  conservazionistiche quindi rendono inammissibile il prelievo di cervi all'interno dei confini del Parco Nazionale dello Stelvio. Stando ai dati attuali sull'areale occupato dal lupo il Parco sarà presumibilmente presto colonizzato dalla specie, che laddove presente ha una funzione regolatrice delle popolazioni di cervo. E' un'ipotesi fondata quindi che all'arrivo del lupo la densità dei cervi diminuirà molto a causa della predazione e per una migliore distribuzione degli animali. Potrebbe essere un grave errore rimuovere una risorsa importante per il predatore proprio ora che sta ricolonizzando anche le Alpi centrali.

"In un' area protetta la fauna è un fondamentale elemento attrattivo per i visitatori  e la loro scarsa visibilità potrebbe portare ad una minor fruibilità turistica del luogo - dice ancora Enzo Venini -, con conseguenze sullo sviluppo economico locale in zone di montagna. Chiediamo che il piano sia sottoposto alla normale procedura di Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge".

 

Dei boschi che spariscono qualcuno se ne accorge?

servegodsavetheplanet

Antefatto:

Luogo: maso Anreiter a S.Maurizio con poco più di 9 Ha (in origine!) di bosco oltre ai vigneti

Proprietà: Diocesi di Bolzano e Bressanone sede di Bolzano

Ha (ettari) 1,71 - cambio coltura da bosco a verde agricolo richiesto ed ottenuto con delibera del Comitato Forestale Provinciale n. 43 del 9.7.1998. Lasciata poi "dormiente" questa delibera è stata sfruttata solo nel 2004 con concessione edilizia n. 1/2004 si è infatti disboscato e poi lavorato il terreno per ottenere vigneti.

Ha 1,69 - cambio coltura da bosco a zona per insediamenti produttivi (nuova cantina di Gries ) richiesto ed ottenuto con delibera del C.F.P. n.90 del 12.9.2008.   Richiesta misura compensativa in denaro: 1,5 euro x m2 di bosco. Questa è una novità pericolosissima perchè le compensazioni sono solitamente chieste in altro territorio da rinaturalizzare e non tutti ne dispongono , mentre  15.000 euro per un ettaro di bosco è un buon affare.

Ha 2,19 - cambio coltura da bosco a verde agricolo richiesto ed esposto all' albo pretorio del Comune, come previsto per 15 gg, sino al giorno di Natale 2008. Se nessuno avrà opposto ragioni come sarebbe possibile, potrà procedere l'iter con la sottoposizione al Comitato forestale Provinciale.

 

Lettera aperta al nuovo Vescovo di Bolzano – Bressanone

 

In un illuminato discorso, Monsignor Golser, Lei parlava di rispetto dell'ambiente e di salvaguardia del creato, come spesso fa anche il Papa.

Con gli enormi possedimenti boschivi che, a vario titolo, ha la chiesa in Alto Adige ci chiediamo come possa concretamente, in virtù di ciò, far seguire alle parole i fatti.

Pubblicata in bella vista all'albo pretorio del Comune di Bolzano, c’è una nuova richiesta di cambio di coltura da bosco in verde agricolo per 2,2 ettari, sempre alle porte di Bolzano e sempre sulle martoriate pendici della montagna verso Gries e sempre di proprieta della Curia Vescovile.

I cambi di coltura da bosco ad altro si erano attestati in Alto Adige, in questi ultimi dieci anni, fra i 50 ed i 60 ettari annuali ma quest'anno si è fatto scandalosamente meglio.

Non dubitiamo che venga accolta anche quest'ultima richiesta di cambio di destinazione d’uso, in virtù dell’ inattivismo e dell’ indifferenza di molti politici, ma come cittadini vogliamo fortemente lanciare a Lei un appello.

Fermi lo scempio che si sta facendo del  patrimonio boschivo in nome del cemento, del profitto, dell’ energia. Patrimonio della Curia ma patrimonio di tutti noi, patrimonio dell’ umanità.

 

Sarebbe il più bel regalo di Natale.

 

Teresa Fortini

 

E il terzo giorno il signore creò.... l'eco-neve

 «E la chiamano neve»

canoni_neve

Forse ha ragione il conte Thun a voler costruire proprio sopra Bolzano la collina delle fiabe.
Perché è vero che proprio qui in Sudtirolo nascono le migliori leggende, che poi vengono tramandate in tutto il mondo.
E' nota la prima, fu quella degli inceneritori-depuratori e dell'aria migliore intorno agli stessi.
La seconda, edita da Luigi Minach, fu quella delle diossine prodotte dai cittadini che facevano le grigliate al Lido di Bolzano.
La terza fresca fresca, è stata presentata in gran galà dall'ex sciatore Erwin Stricker, ora imprenditore: la neve artificiale ecologica, l'eco-neve.
Lo Striker-pensiero: «La montagna è in crisi. Negli ultimi cinque anni c'è stata una defezione costante dei visitatori italiani sulle nostre piste. Bisogna riportare la gente sulla neve, perché qui in Alto Adige un quarto del prodotto interno lordo è costituito dal turismo sciistico. Senza moriamo».!!!!!


L'ecologico sta nel fatto che secondo Stricker per produrre questo nuovo tipo di neve non servono additivi, ma si può fare neve utilizzando - si vanta lo sciatore alla faccia degli assettati- direttamente acqua potabile.
Una buona notizia, che però attende conferme, ma che non può di per se far pensare all'innevamento artificiale come ad una scelta ecologica.

Riportiamo sotto il commento del vicepresidente della CIPRA (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi).
Molti sono i problemi legati all'innevamento artificiale e quello degli additivi era ed è solo uno dei problemi. Rimangono i problemi dello spreco d'acqua, del consumo di energia, delle emissioni di gas serra, dell'utilizzo dei suoli con perdita della biodiversità e infine quello dei costi ( allego Cipra ecc.)
Certo che l'industria dello sci, così legata al territorio, ha assoluto bisogno per vendere, del marchio eco o bio.
Ma chi lo concede questo marchio? In questo caso se lo danno da soli, così come spesso accade in campo ambientale i termini come bio o eco o verde non hanno alcun significato reale, diventano solo etichette per "ambientalisti del fare": esempi sono i "biocarburanti", la "benzina verde",l'  "eco commercio" ...
Etichette e marchi nell'unico intento di vendere un prodotto, il turismo invernale, che gli stessi "eco" imprenditori dei cannoni hanno nel tempo contribuito a rendere sempre più improbabile, ed ora invece che intervenire sulle cause dell'aumento delle temperature e della diminuzione delle precipitazioni tentano ancora una volta di raschiare il fondo del barile delle risorse della terra, con nuove fantastiche scoperte tecnologiche che, se la legge di Lavuosier è ancora valida, mostreranno presto i loro limiti.
Pensare a ridurre i guadagni e gli afflussi di turisti, guardare ad un turismo diverso, pensare ad un utilizzo delle montagne senza piste da sci, sembrano per questi signori pure bestemmie, tanto da farli sentire paladini del progresso e pronti ad esportare i loro modelli (con gli attuali disastri ambientali) anche in Cina.
Con gli angioletti di Thun facciamo lavorare 4000 operai cinesi e quei due soldi che guadagnano glieli riprendiamo con la neve ecologica. IL progresso è sudtirolese.


P.S. Meno male che nevica, quella vera! Che bella! Sarà contento Stricker ?

C. Vedovelli


Per saperne di più: 

0)  Articoli sui quotidiani : "Neve ecologica" 
1)  Articolo si AA_24.11.2008 con commento del vice presidente Cipra 
2) Documento it-ted CIpra : Dossier_Kunstschnee- innevamento artificiale_cipra
3) WWF

 

i siti:

 

www.wwf.it

www.cipra.org

http://folgaria.ilbello.com

http://officinambiente.blogspot.com/

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