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URBANISTICA

Dopo la rana il cervo che ha fatto la fine dell’orso

Non è un buon periodo per gli animali in Sudtirolo. Dopo l’abbattimento degli orsi e la crocifissione della rana, anche oggi abbiamo assistito all’esecuzione di un povero cervo, colpevole solo di essersi disorientato in questo Ambiente ormai  Umana-cervo_in_croce.jpgmente Modificato(AUM) . Pensate a quanti cerbiatti, gufi, e altri animali fuggiranno dai boschi sotto i colpi delle trivelle del BBT, quanti sono fuggiti dopo la distesa di asfalto del safety park e quanti potrebbero scappare per dar spazio all’ Universum di Thun sul Virgolo. Anche sul Renon in questo periodo non si vive bene e i vecchi , familiari e ormai naturalizzati piloni, sotto i quali soggiornavano e spesso si notavano durante il viaggio in cabina famiglie di ungulati, sono stati sostituiti da enormi piloni moderni ed efficienti, tali da portare sull’altipiano, secondo i cartelli dei costruttori, fino a 550 persone all’ora. Accanto stanno nascendo 2 enormi stazioni e un mega parcheggio, che non deve mai mancare, con annesso centro commerciale. E’ questa l’idea di turismo sostenibile che certi ambientalisti propagandano? Il cervo non era naturalmente d’accordo, ed è stato abbattuto; noi nemmeno, speriamo bene… 

Di seguito riportiamo alcuni commenti alla vicenda del cervo “Jonathan”, in attesa di ulteriori  approfondimenti sui motivi che inducono sempre più spesso animali a spingersi in città,  segno di come l’equilibrio naturale sia ormai molto deteriorato.

Claudio Vedovelli

 Un cervo a Bolzano di Verena Segato dal

sito  "Unser virgl- Il nostro virgolo" 

Se tutti i maschi confusi e cornuti

venissero improvvisamente abbattuti,

alle prossime elezioni

….ci sarebbero ben poche opzioni!

Frida Kahlo "Il piccolo cervo"

Frida Kahlo "Il piccolo cervo"

Tutto ciò che in Alto Adige è selvaggio, naturale, vivo e vitale dev’essere sacrificato in nome di non si sa quale progresso: ha dovuto pagarne le conseguenze anche il povero cervo che stamattina ha preso la via per città ed ha così firmato la sua condanna a morte. Dopo aver percorso tutta la città  da Via Museo al parcheggio di Piazza Verdi, è stato abbattuto a pallottolate.

La versione ufficiale dice che aveva fratture multiple (certi diagnostici dovrebbero operare in nosocomi pubblici, non in parcheggi sotteranei, sai che riparmio!), noi crediamo che la ragione sia un’altra: avendo percorso tutta la città senza aver effettuato acquisti e rendendo così vana la grande e costosa campagna pubblicitaria “Bozen i hon di gern”, è stato abbattuto perchè probabile e pericoloso capo-stipite di un movimento non-consumistico e perciò non-appettibile per la città di Bolzano.

Ciao cervo!

Bozen, i hon di bold nimmer gern! Der arme Hirsch musste daran glauben: er war viel zu vital, zu natürlich, zu gesund, um ohne Schaden durch die Stadt zu kommen. Er wurde erbarmungslos in der Tiefgarage am Verdiplatz erschossen, nachdem er in Höllenangst die ganze Stadt durchquert hatte. Dabei wollte er nur die tollen Shopping-Möglichkeiten nutzen, die es in Bozen gibt….

Verena Segato 

 
 
dal Corriere dell' Alto Adige del 22.7.08
Risposta di  Enrico Franco 
 
Gentile signora Segato,
confesso che non ci avevo pensato, ma la sua tesi è affascinante e non mi sembra poi così improbabile. Già un pezzo di natura nella plastica consumistica è di per sé una sorta di attentato, se poi questa bestia spacca le vetrine e salta sui tavoli del bar senza fare il minimo acquisto, allora dev'essere sicuramente un terrorista sotto mentite spoglie. Non si può mettere in pericolo la nostra civiltà dello spendi e spandi.
Povero cervo, poveri noi. Speriamo almeno che il suo sacrificio serva a farci riflettere. Non voglio fare il demagogo, né criticare (senza avere tutti gli elementi per farlo) la decisione di ieri di abbattere l'animale. Però di sicuro mi impressiona vedere come sempre più spesso l'unica risposta che sappiamo dare alla presenza degli animali selvatici sia quella di ucciderli, per scelta o per sbaglio (come è successo recentemente in Trentino). In Canada, mi è capitato di incontrare un orso nell'area di un distributore di carburante nella cittadina di Banff e nessuno pareva preoccuparsene. Quando qualche giorno dopo, un po' timoroso prima di accingermi a una passeggiata nel bosco, ho chiesto a un ranger se ci fosse la possibilità di incontrare un plantigrado lungo il cammino, lui mi ha risposto: «Sì, se è fortunato».
Quasi quasi emigro...

 Mai successo, forse cercava cibo

BOLZANO — Il cervo che ha percorso all'impazzata gran parte del centro bolzanino ha suscitato, oltre che molta paura per i presenti, anche stupore. Abbiamo chiesto a Roberto Maistri, responsabile altoatesino del Wwf, quali possano essere le cause di una simile "visita" da parte di un animale che vive nei boschi più fitti, avendo ora molti il timore che la circostanza possa verificarsi nuovamente.
Maistri, si è mai verificata una vicenda analoga in passato?
«Negli anni passati è accaduto di trovare caprioli scesi fino in città, ma è la prima volta che avviene con un animale di questa stazza».
Come è possibile che un cervo possa finire in centro città?
«Il cervo è un animale legato fortemente al suo habitat naturale, e cioè il bosco e la foresta. Negli ultimi anni è aumentato notevolmente il numero di cervi nel nostro territorio.
Essi si spostano molto alla ricerca di alimentazione attraversando campi e prati di proprietà private, giungendo così in estrema prossimità delle zone urbane. Ritengo che il cervo in questione possa essere rimasto all'improvviso e inaspettatamente imbottigliato nel centro di Bolzano ed abbia perso l'orientamento».
Come si sente l'animale in questi casi?
«L'animale in questi casi è molto spaventato, addirittura preso dal panico. Trova tante persone, ostacoli sconosciuti e travolge tutto ciò che trova perché è alla disperata ricerca di una via di fuga».
Era proprio necessario l'abbattimento?
«No assolutamente. Oggigiorno siamo in possesso di tutti i mezzi per narcotizzare l'animale, bendarlo e trasportarlo nuovamente nel bosco in pochi minuti. È stata una soluzione da macellaio. Come Wwf prenderemo sicuramente posizione».
Stefano Pasquali 

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COMUNICATO STAMPA

 IL CERVO DISATTENTO MERITA LA SOPPRESSIONE !

 Da quanto è stato dato a sapere, l’operazione “abbattimento del cervo”, ha avuto tutte le caratteristiche di un vero e proprio blitz anti guerriglia. Tragica fine per un animale che si è malauguratamente e involontariamente vestito dei panni dell’intruso. Qualche perplessità nell’intera vicenda è d’obbligo, specie dopo alcune interviste che sono apparse sui tg locali. L’errore del povero animale è stato quello di scendere dall’altopiano del Renon (peraltro non è il primo che si sposta ai bordi della città, insieme a qualcun altro proveniente dal Colle e dai boschi di Monticolo). Considerato che, l’ungulato certamente non si è spostato a valle per i saldi estivi ma perché spaventato e disorientato, commette l’errore di attraversare la città magari sprovvisto del relativo bollino che ne certifica la residenza. Caccia all’intruso dunque che si ferisce durante la fuga e stremato, con estremo senso civico, porta la sua carcassa a parcheggiare al Mayr Nusser. Qui le teste di cuoio nostrane, dopo i vani tentativi precedenti, lo circondano e senza interrogarlo lo condannano a morte. Piuttosto che farlo prigioniero e rivelasse chissà quale segreto provinciale, meglio il suo abbattimento. Ma se era così stremato e barcollante, come riferito da qualche funzionario incaricato, perché si è decisa la sua soppressione? Davvero gli operatori non possedevano un fucile sparasiringhe in grado di attuare la telenarcosi, oltretutto senza il fastidio di costruirsi un sito d’attrazione in quanto il cervo si era già adagiato laddove è stato poi ucciso? Una Provincia grassa ed opulenta come la nostra che si diletta, con denaro pubblico, ad organizzare corsi con cavalli di legno, mostre di roncoline per 120 milioni di lire  e rassegne di calze calzette e calzini con una spesa di circa 80 milioni di lire, un Comune che ti multa se si fuma al parco mentre per uno spot elettorale si inventa un torneo di volley da spiaggia che devasta i prati pubblici, possibile che non disponga di 2000 euro circa per l’acquisto di qualche fucile per le narcosi? Possibile che non vi fosse nessun altro sistema per catturarlo? All’uomo la frenesia  di uccidere anche quando si potrebbe fare a meno, al Cervo, forse, qualche prateria vera senza il rischio di essere abbattuto, magari in compagnia di JJ3 e JJ1, i figli dell’orsa Jurka.

 Alberto Sigismondi

 Bolzano, 21 luglio 2008

Rane, cemento, arte e memoria

Il commercio dell’arte e la cementificazione della memoria: ma cosa c’entrano le rane in tutto questo?

cantina_di_gries.jpgDue modi diversi, ma il risultato è lo stesso: la città viene violentata, si snatura, cambia i connotati, i cittadini non la riconoscono più, mancano i luoghi riconosciuti di aggregazione, i punti di riferimento, le nuove costruzioni, perfino le nuove piazze rimangono deserti, con sotto centinaia di parcheggi e cemento non permeabile alle acque.

Da una parte la spinta commercial-turistica, camuffata da arte e cultura, crea un cubo fosforescente impiantato in mezzo al centro vecchio ( vi consiglio la spaventosa visione dall’alto ( es. da da San Genesio) al quale, come afferma il Preside della facoltà di Design Cuno Prey, si aggiungono, "senza continuità due ponti di acciaio", di per sé interessanti , ma completamente inutili e estranei all’ambiente pre esistente, oltrechè costosi per l’intera comunità.

L’arte e la cultura vengono uccise da una rana verde in croce. Al primo impatto con i poteri forti ( Chiesa, Religione e quant’altro), il cubo si autodisgrega, l’arte viene coperta e rimane solo lo specchietto per allodole turistiche.

A questo è servita la rana, già bistrattata nella realtà dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento ( altroché croce, file di croci ci vorrebbero per rappresentare quello che sta accadendo alla natura: una croce con le balene, una croce con i poveri orsi, una croce con i delfini, una croce anche per api e così  via).

La rana è servita  a : 1) chiarire chi comanda ( Chiesa e Durnwalder); 2) sottolineare che l’arte può andare bene, ma entro i confini dello Statuto 3)  fare molta pubblicità ad un cubo che nasce, come molte cose in Sudtirolo, imponente e sfarzoso, un po’ tronfio, ma già amputato nei contenuti.

Dall’altra una parte di città, la cantina vinicola di Gries, vecchia ma non dimenticata, viene sacrificata al cemento e agli affari. Così come molti altri patrimoni architettonici della città ( il vecchio cinema Corso, le scuole Pascoli, il vecchio Ospedale, Piazza Don Bosco  e decine di case sostituite da cubi o supposte di cemento), pezzi di memoria che  appartengono ad ognuno, con la propria storia e la propria esistenza.

Una resa totale alla pianificazione  e alla confusione, oltre che al caldo indotto dal cemento, dove una città  risulta indifesa e trasformata, fra avvocati, ricorsi, ritardi comunali, amnesie, cambi di destinazione, trasporti di cubature e  infine una legge che si chiamerebbe di “tutela degli insiemi”, che sembra essere fatta apposta per essere disattesa.

Museion e cantine di Gries due modi diversi per ottenere lo stesso risultato. 

Claudio Vedovelli 

 

cantina_gries-museion-ex_sicar dai quotidiani locali

Listati a lutto

ippocastani_scuola_materna_viale_venezia_15.6.08web.jpg Altro verde, altra ombra, frescura ed ossigeno che se ne vanno.Che dire, sono pericolose quelle rigogliose chiome che ombreggiano il cortile della scuola materna" città dei Bambini" di viale Venezia, come dice il comunicato del Comune? Non sembrano proprio sofferenti , saremo noi a soffrire,ma non preoccupatevi , alla calura ci pensarà un bel condizionatore d'aria!

Per quanto riguarda la promessa di ripiantarne in autunno di nuove ( che avranno bisogno più di 50 anni per ritornare di queste dimensioni) saranno promesse da marinai come per le piante abbattute in viale Trieste dove si attende ancora l' appalto per il rifacimento dei marciapiedi?

E' un periodo strano, tanti piccoli e grandi alberi "malandati ed estremamente pericolosi" che secondo il Comune vanno abbattuti, prima viale Trieste, poi in via Dalmazia e in via Amba Alagi, ora questi e presto anche le robinie di via Weggenstein. Per fortuna che abbiamo un sindaco forestale e figlio di giardiniere!!! Quanta premura ad applicare loro l' eutanasia, speriamo che qualcuno pensi anche all' aria che respiriamo in città se tagliamo gli alberi e aumentiamo il cemento ed il traffico.

 Teresa Fortini 2007_taglio_alberi_via_triesteweb.jpg

"Una stima indica che un grande albero che abbia un diametro di 100 cm ad altezza petto di un uomo, rilascia 0.31 Kg di ossigeno al giorno. Un albero più piccolo, diametro 30 cm circa, rilascia solo 0.06 Kg al giorno.
Per confronto un uomo usa 0.84 Kg di ossigeno al giorno per la respirazione."

Comunicato stampa del Comune di Bolzano

Alberi pericolosi

Sostituzione di due ippocastani in Viale Venezia Nell'ambito di un controllo sulla stabilità delle piante all'interno della scuola Materna "Città dei Bambini" in Viale Venezia due esemplari sono risultati non più rispondenti agli standard di sicurezza e per questo verranno sostituiti.
Si tratta di due ippocastani (Aesculus hippocastanum) che presentano un grado di pericolosità estrema. Le loro chiome appaiono rigogliose, ma i danni subiti in passato ne hanno minato la stabilità a livello dei tessuti legnosi del tronco.
Il taglio è previsto per lunedì 16 giugno. Entro il prossimo autunno ne verranno piantati due nuovi.

Arte e speck

 “ Il maxi cubo di cristallo ha facciate trasparenti e concave: la vista sui tetti e sulle cime del Rosengarten è spettacolare. Museion, incastonato nel centro di un capoluogo di provincia di 90 mila abitanti, non sembra un museo: enormi sale candide che guardano all'esterno e un ponte che lo collega ai prati verdi sul fiume Talvera, quelli dove a Bolzano si porta a spasso il cane e si fa footing. Varchi la piazza pubblica verticale che di notte diventa un campo di proiezioni, e l'effetto vetrina amplifica le scritte in italiano, tedesco, inglese, ladino in una città dove ci sono tre assessori alla Cultura, dove è nata la prima università trilingue (italiano, tedesco, inglese) e dove il 24 maggio con la mostra 'Sguardo periferico e corpo collettivo' aprirà questo nuovo spazio di arte contemporanea, 2.100 metri quadri su quattro piani di vetro e acciaio con biblioteca d'arte, caffetteria, shop, atelier e sale di lavoro per gli artisti. ……”

Così  Antonella Fiori descrive sull’Espresso la nascita del nuovo museo di arte contemporanea a Bolzano che verrà inaugurato Sabato 24.05.2008 in non del tutto casuale contemporanea con l’apertura delle giornate dello Speck.
E come non condividerne tanto entusiasmo…..

  museion_la_prima_notte_24.5.08.jpg

  «Basta grandi opere; investiamo invece in aiuti per le famiglie». Elmar Pichler Rolle ( 05.05.2008 Alto Adige ).

Siamo completamente d’accordo con l’Obmann della SVP, su BBT, inceneritore, progetto Virgolo e altro si può senz’altro risparmiare.

Però un' eccezione, ci permetta Pichler Rolle, dobbiamo farla.

Il Museion e i suoi ponti rappresentano una grande opera alla quale i cittadini di Bolzano non possono assolutamente rinunciare.

I ponti: splendidi nella loro maestosa inutilità, sprezzanti nella loro superbia, sono lì imponenti e sembrano mormorare: “ questo è il progresso” .

Un lungo viaggio notturno, più di 2000 chilometri per giungere fina a noi dalla lontana Germania, costi enormi per una grande opera.

Credo dovremo tutti comprarci delle biciclette nuove prima di passare su questi cristalli lucenti, non vorremo mica rovinare queste opere d’arte con vecchi rottami arrugginiti!

Anzi proporrei dei controlli: personaggi di un certo rango e biciclette di altrettanto lustro sui nuovi ponti, gli altri continuino ad usare il ponte di legno, vecchio e brutto, con quelle ex-lampade che qualcuno continuava a  colorare (arte moderna?!).

Giovani, anziani, indebitati e ricchi, ambientalisti e imprenditori troveranno su questi ponti un momento di convivenza e di grande felicità?!

Già sono nati gruppi di fans dei ponti di cristallo e non è detto che prima o poi vengano eletti come i ponti più belli del mondo.

Speriamo solo che l’umido del fiume misto al freddo invernale non ghiacci le passerelle del paradiso, perché in bici o a piedi, e ancor peggio in carrozzina o con le carrozzine, questi ponti potrebbero diventare una specie di Gardaland con tuffo perfetto all’interno del Museion "sempreilluminato" .

grundschule_quirein.jpgIl Museion poi, una struttura in linea con il periodo di crisi economica, con la crisi delle famiglie indebitate, con il risparmio, con la riduzione della spesa pubblica.

Ma era giusto creare qualcosa di maestoso e di francamente luminoso in onore dell’arte, nulla di meglio che un grande cubo fosforescente, sempre acceso come a richiamare a se tutta l’attenzione.

Una struttura essenziale comunque inserita perfettamente nell’insieme di via Rosmini, cosi come una cipolla starebbe perfettamente nel tiramisù.

Dimenticavo: poco sopra questo paradiso, una scuola elementare sta cadendo a pezzi, muri scrostati e saracinesche scassate,ma in fondo di che lamentarsi: è solo una scuola, neanche 100 bambini, non attira nessun turista e men che meno crea  indotto, meglio lasciar perdere. 

 Claudio Vedovelli

Dalle sbarre ai muri il passo è breve

Venerdì 09.05.2007 alcuni componenti del Comitato Ospedaliero per una migliore viabilità si sono recati davanti alla sbarra di via della Vigna per raccogliere le firme per una richiesta di riapertura della via, oltre che per una migliore viabilità ciclabile complessiva e  un miglioramento dei trasporti urbani.

I cittadini in bicicletta hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa e quasi tutti hanno firmato l’appello: alcuni con slancio, molti  perchè assai arrabbiati.

Il tema è sentito dalla cittadinanza in generale e dai dipendenti ospedalieri in particolare, perché la chiusura della via costringe i ciclisti a lunghi giri su ciclabili, a detta di tutti, assai pericolose e scomode( via Druso e via Vittorio Veneto ) .

sbarra.jpg

Nel corso della raccolta firme si sono sviluppate diverse discussioni sulle motivazioni che possono aver spinto alcuni cittadini a chiudere una strada che altri cittadini avevano utilizzato per decenni senza alcun problema.

Alcuni abitanti di via della Vigna ci hanno spiegato che la scelta è stata molto dibattuta e che addirittura parte degli abitanti della via hanno chiesto il passaggio almeno delle bici e dei pedoni, preoccupati per i loro figli che ogni mattina per andare a scuola debbono alzare sbarre, chiudere cancelli, con disagi e rischi conseguenti.

Ma pare che alla fine abbiano prevalso i più agguerriti sostenitori del “ Los von Weingartenstrasse”.

Alcuni di questi signori si sono anche fatti vedere nel corso della raccolta firme e un tipone con tanto di Maserati metallizzata ha pure lanciato la sua auto a gran velocità contro alcuni cittadini che stavano raccogliendo le firme; dopodiché si è scagliato contro uno dei presenti dicendo di voler firmare a favore della chiusura della strada.

Alla risposta che l’appello era solo per chiedere di  riaprila, è risalito in auto e sgasando e sgommando si è avviato ad altissima velocità lungo la  “sua via”.

Perché tanta aggressività? Incapacità di accettare il confronto democratico, abitudine alla prepotenza, sicurezza da appoggi altolocati oppure soltanto stupidità?

Altri abitanti del luogo, altrettanto nervosi, ma solo poco meno aggressivi, hanno tentato di dissuaderci dalla raccolta delle firme, dicendo che non sarebbero servite a nulla, che quella è una strada privata e che loro possono fare quello che voglio, anche costruire un muro (la solita storica scelta di Paesi Democratici). A questi signori abbiamo spiegato che è vero che la strada è consorziale, che è loro diritto mettere la sbarra, ma che oltre al diritto esiste anche il senso civile, la gentilezza e l’idea di vivere in una comunità.comitato_ospedalieri_raccolta_firme.jpg

Alcuni abitanti ci hanno spiegato che ci sono state in passato persone che non  si sono ben comportate, che qualcuno aveva sporcato, o preso una mela, o fatto fare gli escrementi ai cani sotto le vigne. Tutti comportamenti esecrabili, ma che  certamente riguardano una piccola minoranza e che non giustificano decisioni così drastiche e inspiegabili come la sbarra.

Comunque nessuna motivazione poteva impedirci di raccogliere le firme, che vogliono  essere una richiesta, un invito alle istituzioni a muoversi in favore della maggior parte dei cittadini.

Le firme saranno difatti presentate al Comune, alla Circoscrizione e all’ Ufficio tecnico dell’ ASl affinché possano chiarire le loro posizioni e fare, se ne avranno voglia, qualcosa per risolvere questa incresciosa situazione, che rischia di creare ancora più divisioni e tensioni fra diversi cittadini di Bolzano.

Noi del Comitato non vorremmo questo, ci piacerebbe invece trovare un' occasione di discussione “pacata” e di provare a trovare una soluzione  che possa soddisfare tutti.

Ragionamenti senza sbarre.

Claudio Vedovelli 

Stopglyphosate

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Stop consumo territorio

Stop al Consumo di Territorio