Ambiente & Salute

Newsletter

Se vuoi ricevere la newsletter di Ambiente e Salute registrati qui
Email type
Please wait

Cerca


Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates

URBANISTICA

CasaKyoto

Alla fiera Klimahouse, venerdì 18 gennaio a Bolzano, Luca Lombroso ha tenuto una relazione dal titolo:  “I cambiamenti climatici, il protocollo di Kyoto e la necessità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente”.

Sui giornali locali non avevo trovato la  notizia, nonostante la pubblicità e l ‘eco della fiera. Eppure il progetto CasaKyoto, di cui la relazione del meteorologo era la parte introduttiva, è parsa subito molto interessante. 

via_zara-salice_bianco_webVi consiglio di sfogliare le diapositive della presentazione del dr Lombroso, che ricorderete certamente nella trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”.

Mi sono rimaste impresse le sue parole quando afferma che il cambiamento climatico è un dato di fatto inconfutabile e scientificamente dimostrato.  Non c’è scampo, non c’è tempo da perdere e l’ idea di non perseverare nel cementificare ma piuttosto intervenire sul patrimonio edilizio esistente, per ridurre le emissioni e migliorare il benessere abitativo nelle case senza buttarle giù e ricostruirle, appare una risposta sensata. Certamente isolare un edificio vecchio è meno redditizio dal punto di vista della speculazione edilizia, ma molto più nobile nei confronti dell’ ambiente.

Rinunciare a buttar giù belle palazzine con tanti spifferi cambiando  infissi, isolando gli esterni, rifacendo il tetto e applicando le nuove tecniche geotermiche e solari è la strada giusta per non ferire la città e consumare energia e materia in demolizioni, smaltimento di materiali e ricostruzione ( magari di 3 piani interrati di garage a 50.000 euro l’ uno!).

Il meteorologo si è poi complimentato per l’ estensione ragguardevole dei pannelli solari sulla nostra fiera ed  è inorridito invece alla vista degli inutili produttori di co2 che  sono i “funghi riscaldatori” ai bar e agli stands, troppo diffusi qua dalle nostre parti. Fedele a ciò che sostiene, Luca Lombroso è arrivato a Bolzano in treno e, complimentandosi per l’ uso di bottiglie e bicchieri di vetro, per bere ha estratto dallo zaino la sua borraccia di acqua del sindaco.

Insomma vi suggerisco un indirizzo, http://www.casakyoto.eu, quello di un progetto certo non faraonico come la Casaclima sudtirolese, che ci ha reso virtuosi e famosi nelle nuove costruzioni, ma che ha dato anche il La ad abbattimenti e ricostruzioni . 

Leggi tutto...

Oltrisarco chiude? Oberau schließt?

 Bolzano cambia. Non sempre in meglio, spesso contro la volontà degli stessi abitanti dei quartieri. Oltrisarco rappresenta un tipico esempio di come incuria, cementificazione e poco coraggio istituzionale, lascino in mano del caso, spesso travestito da imprenditore edile, il destino di un quartiere, già subissato da diversi problemi di inquinamento da industria, inceneritore e traffico. 

Bolzano città felice, seconda solo a Trento, sentenziava uno dei tanti sondaggi, nei quali felicità fa rima con PIL e con ricchezza economica.

Ma certamente non è felice il cittadino che vede sparire il suo quartiere, modificarsi e rendersi irriconoscibile, un cittadino che non si ritrova più nel suo rione, che perde i suoi punti di riferimento, tutte cose che i sondaggi non possono o non vogliono valutare.

Il presidente Durnwalder ha affermato con la solita franchezza che gli italiani devono sentirsi più a casa loro in Alto Adige.  Modificare i quartieri dove sono vissuti non è certo una buona strada , né per gli italiani né per i tedeschi.

I cittadini si mobilitano, e questo è un buon segno.

Leggi tutto...

via Langer

via_a._langer

Lunedì 21 febbraio 2005 alle ore 11 si è tenuta a Brescia l'inaugurazione della via dedicata ad Alex Langer, ambientalista e uomo di pace, in presenza del Sindaco Paolo Corsini, dell'Assessore all'Ambiente Ettore Brunelli e dell'europarlamentare Monica Frassoni.

“Nemo profeta in patria”, così pare venire confermato  questo antico proverbio, anche se parlare di patria nel caso di Langer ci pare assai riduttivo; certo che il dibattito sull’intestazione delle vie  di Bolzano di questi giorni appare alquanto stucchevole e personalmente fastidioso. Si approfitta di un mero dovere di tipo toponomastico, per processare comportamenti, dividere personaggi buoni da personaggi cattivi, e alla fine delle danze, come spesso accade, si vede prevalere un ottica di spartizione di potere.

Stupisce, ma ormai non più di tanto, il silenzio di molti che delle parole di Langer hanno fatto spesso, più o meno a proposito,la loro bandiera. Ma ora anche le bandiere, così come l’ambiente, vengono sacrificate al pragmatismo della politica.

 

Leggi tutto...

Le otto “R”

 

Serge Latouche "salvate il Ginkgo di Bolzano”
Sopralluogo in via Weggenstein
Relazione alla Libera università di Bolzano 
Nel suo discorso nell’Aula Magna dell’ Università, Serge Latouche‚ economista  e filosofo francese, conosciuto per la sua critica al concetto anacronistico di sviluppo, ha fatto accenno anche al previsto abbattimento degli alberi del Collegio S. Georg in via Weggenstein a Bolzano. Latouche sostiene che la constatazione ormai universalmente riconosciuta della minacciata  sopravvivenza dell’umanità sulla terra, debba essere tradotta in pratica politica e di conseguenza "basta costruire inutili Tunnels, ulteriori autostrade e sradicare alberi per farvi parcheggi”. E per due volte aggiunge sostegno alle ragioni dei cittadini di via Weggenstein dicendo che quegli alberi "non devono essere abbattuti per far posto a parcheggi“.
Latouche, la sera prima del suo intervento all’università, aveva visitato gli alberi minacciati di abbattimento e raccontato agli amici di "Ambiente e Salute/ Umwelt und Gesundheit“ che il Ginkgo di via Weggenstein appare ancor più bello e vecchio di quello visto presso il giardino botanico dell’Università di Padova. E’ quell' Orto botanico  che appartiene al patrimonio universale dell’Unesco con il suo Ginkgo considerato un esemplare unico.
Con grande efficacia Latouche ha auspicato un cambiamento di civiltà; dovremmo passare dalla distruzione dell’ambiente (che significa non solo distruggere le  aspettative di vita ma anche la  gioia di vivere) a divenire “buoni  Giardinieri”.
In questa direzione gli abitanti di via Weggenstein chiedono nuovamente ai Responsabili dell’Ordine Teutonico di prendere coscienza della loro responsabilità di "buoni Giardinieri“ e contribuire nel loro piccolo con il mantenimento degli alberi alla salvaguardia del Creato.  
 Hans Karl Peterlini
 Le 8 "R" di Serge Latouche (tratto dal settimanale CARTA)

8_rLa crescita oggi è una vicenda che produce redditi solo a condizione di farne ricadere il peso e il costo sulla natura, sulle generazioni future, sulla salute dei consumatori e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti del Nord e ancora di più del Sud. È per questo che una rottura è necessaria. Tutti o quasi concordano, nessuno fa nulla.
Tutti i regimi moderni sono stati “produttivisti“. Repubbliche, dettature, sistemi totalitari, governi di destra e di sinistra, partiti liberali, socialisti, populisti, social-liberisti, socil-democratici, centristi, radicali, comunisti, tutti hanno fatto della crescita un obiettivo al di sopra di ogni domanda. Il cambiamento necessario non può essere risolto con l’arrivo di un nuovo governo o di un’altra maggioranza. Serve una vera e propria rivoluzione culturale che sbocchi su una rifondazione politica.
Abbozzare i contorni di quello che potrebbe essere una società di non-crescita e mostrare che oltre a essere necessaria, è anche desiderabile, sono una premessa di qualsiasi programma politico per renderli possibili. Lo scompiglio richiesto dalla costruzione di una società autonoma di decrescita può essere rappresentato dall’articolazione sistematica e ambiziosa di otto cambiamenti che si rafforzano a vicenda, una specie di “circolo virtuoso“: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare.
Tuttavia, per tradurre quel circolo virtuoso in proposte politiche, bisogna inoltrarsi nell’elaborazione di proposte concrete. Si può pensare ad esempio a: ritrovare un’impronta ecologica uguale o inferiore a un pianeta, ovvero una produzione materiale equivalente a quella degli anni 60-70; inserire ecotasse adeguate per ridurre i trarsporti; rilocalizzare le attività; restaurare l’agricoltura contadina; trasformare i guadagni di produttività in riduzione del tempo di lavoro e in creazione di posti di lavoro, finché c’è disoccupazione; spingere la “produzione” di beni relazionali; ridurre lo spreco di energia di un “fattore 4”; penalizzare fortemente le spese di pubblicità; decretare una moratoria sull’innovazione tecnologica, fare un bilancio serio e riorientare la ricerca scientifica e tecnica in funzione delle sue nuove aspirazioni.
Al centro di questo programma, l’internalizzazione delle “dis-economie esterne“, i danni generati dall’attività di un agente che ne scarica il costo sulla collettività. Tutti i danni ambientali e sociali potrebbero e dovrebbero essere a carico degli agenti che ne sono responsabili. Basta immaginare l’impatto dell’internalizzazione dei costi dei trasporti sull’ambiente, sulla salute. Quello del farsi carico, da parte delle imprese, dell’educazione, della sicurezza, della disoccupazione, ecc. sul funzionamento delle nostre società!
Queste misure “riformiste“, e conformi alla teoria economica ortodossa – l’economista liberale Arthur Cecil Pigou, ne ha formulato il principio dall’inizio del ventesimo secolo – provocherebbero una vera e propria rivoluzione e permetterebbero, se fossero spinte fino alle loro conseguenze ultime, di innestare il circolo virtuoso delle otto “R“.
È tuttavia chiaro che l’uomo politico che proporebbe un programma simile, e che, se fosse eletto, lo applicasse, sarebbe assassinato nel giro di pochi giorni. La prospettiva di attuazione di proposte realistiche e ragionevoli è quindi paradossale. Presuppone il cambiamento di immaginario che la realizzazione dell’utopia della società autonoma e conviviale è la sola a essere in grado di generare.
Resta vero che, se l’utopia della decrescita implica un pensiero globale, la realizzazione concreta può facilmente iniziare su un terreno locale. La decrescita sembra rinnovare la vecchia formula degli ambientalisti: pensare globalmente, agire localmente.
Non sono le soluzioni che mancano, ma le condizioni della loro attuazione. L’elaborazione più spinta del progetto e la sua più ampia diffusione mirano proprio a favorire queste condizioni del cambiamento.

L' ALBERO DELLA MEMORIA

 

VIA WEGGENSTEIN - ORDINE TEUTONICO- BOLZANO 
GINGKO BILOBA NATO 1890 ? - CONDANNATO A MORTE 2007 
 ....data la loro straordinaria importanza per il paesaggio coltivato i noci e i castagni e tutti gli altri alberi con un diamentro superiore ai 30 cm possono essere abbattuti solo con autorizzazione del sindaco.....
 ( tratto da  RELAZIONE ILLUSTRATIVA VINCOLO PAESAGGISTICO 2005   Ufficio pianficazione paesaggistica - Ripartizione 28 Tutela paesaggio e natura )  

m00206Un gruppo di abitanti si oppone alla costruzione del parcheggio di v. Weggestein. Vogliono abitare in un quartiere vivibile e chiedono il rispetto per la natura.

Nei Piani sul traffico si afferma da una parte di voler allontanare il traffico dalle zone residenziali dall’ altra si continua a costruire parcheggi in Centro, senza alcun rispetto per la natura esistente.

Il Gingko Biloba, una delle vittime del parcheggio, é una pianta antichissima esistente già nel paleozoico superiore, considerato un vero fossile vivente. Ebbe un periodo di espansione durante l'era mesozoica (periodo Giurassico) quando era ben diffusa anche in Europa e in Italia. Successivamente, a causa dei cambiamenti climatici si è estinta ovunque circa 2.000.000 di anni fa, fatta eccezione per Cina più altre piccole zone asiatiche e Giappone. E' ricomparsa in Europa attorno al 1700 quando vi è stata reintrodotta attraverso le importazioni.
E' una pianta dotata di eccezionale adattabilità alle più avverse condizioni:  riuscirà a sopravvivere anche all’ orda dei Teutonici ?

Di risarcimento  parla  il sindaco di Bolzano, come se tutto fosse monetizzabile o risarcibile : la salute, la tranquillità, la memoria, l’architettura di un quartiere e persino un albero secolare.

 

 

 FOTO 1   FOTO2  FOTO3  FOTO4  FOTO5 

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati il cielo cadrà sopra di noi”. Antica profezia degli Indiani d'America

 

Lo sai che gli alberi parlano?  Sì, parlano.Parlano tra di loro e, se li sai ascoltare, parlano anche a te. Ma gli uomini non ascoltano.

Tatanka Mani(Bisonte che cammina 1971-1967)

 

"Zu fällen einen schönen Baum, bedarf es einer halben Stunde kaum. Doch bis man ihn bewundert, vergeht oft ein Jahrhundert" A.

Lettera al sindaco del comitato civico di via Weggenstein

 

Brief an Bürgermeister und Assessoren von Evi Keifl  und  Bürgermeister Spagnolli antwortet an Evi Keifl

 

Lettera della Dr. Gentilini a sindaco e assessori

roads railways and childhood cancers

air_pollution_and_children_nejm

effect_of_exposure_to traffic from 10 to 18 years of age

Leggi tutto...

Altri articoli...

  1. Grazie, dottor Chiereghin

Stopglyphosate

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Stop consumo territorio

Stop al Consumo di Territorio