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Documenti su Rifiuti

PATRIZIA GENTILINI

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INCENERITORE

Il rischio concreto di uno scambio di rifiuti con Trento

I trentini hanno 70.000 ton. annue  di rifiuti di troppo, l'inceneritore non lo faranno più visto il continuo calo dei rifiuti residui. Negli ultimi giorni dell’anno appena passato, il giornale trentino Adige ha pubblicato diversi articoli sul tema, insistendo su contatti tra l’assessore all’ambiente Gilmozzi e il nostro Mussner in vista di uno scambio di rifiuti tra le due province.
Bolzano ha l’inceneritore in sofferenza per mancanza di rifiuti mentre Trento ne avanza.
Bolzano ha troppo organico visto che la Provincia non ha saputo anticipare l’arrivo dei rifiuti organici  da Bolzano, Laives e Merano e ampliare per tempo l’impianto di Lana. L’ampliamento è previsto entro il 2016. Intanto ci sono circa 8.000 tonn. di organico che bisogna smaltire da qualche parte. I trentini hanno impianti in grado di trattarli. Da qui nasce un concreto rischio di scambio: “voi ci date il vostro organico e noi vi diamo il nostro residuo”, due piccioni con una fava. Gilmozzi e la provincia di Trento non nascondono che lo scambio si può fare. Il sindaco Spagnolli ha i capelli dritti in testa, gli avevano fatto bere l’inceneritore raccontandogli che avrebbe bruciato solo rifiuti sudtirolesi e che in provincia di Bolzano per legge non si possono importare rifiuti, legge che intanto l’azienda Haffner ha fatto più o meno decadere. La giunta provinciale bolzanina è per ora solo sulla carta e il nuovo assessore all’ambiente Theiner non si è o non può esprimersi in merito. Dovrà studiare il problema, soprattutto dovrà trovare il modo di risarcire il mutuo da 120 milioni di € per pagare l’inceneritore e le 70.000 ton. di Trento potrebbero essere un buon aiuto.
Gli ambientalisti sudtirolesi e trentini fanno notare che ci sono anche altri costi in capo all’inceneritore: i costi ambientali e sulla salute che verranno pagati dai cittadini di Laives, Bolzano e Appiano in termini di minore salute e qualità di vita. Hanno già fatto notare la notevole dose di cinismo degli amministratori trentini, così bravi nell’organizzare la propria raccolta dei rifiuti salita in dieci anni dal 21 al 72% e in costante miglioramento, ma indifferenti alle conseguenze sui cittadini di Bolzano della combustione del loro residuo. Ma a questo disinteresse siamo ormai e purtroppo abituati dagli amministratori di casa nostra.
Anche i sudtirolesi stanno facendo la loro parte cercando di ridurre sempre più i rifiuti da bruciare e quindi migliorando la qualità dell’ambiente del capoluogo, sforzo che sarebbe vano se arrivassero rifiuti dai vicini di casa.
Ai nostri nuovi amministratori consigliamo di rivedere il piano rifiuti e di smettere di considerare l’inceneritore come fonte di energia ma piuttosto come momento di passaggio sulla strada verso una riduzione spinta dei rifiuti, verso rifiuti zero che non è utopia ma una strada oggi praticabile. Occorre innanzitutto volerlo, è un problema di volontà politica prima ancora che tecnico.

Argante Brancalion
Ambiente& Salute

 

L'inceneritore è un problema politico

Ad una settimana dal guasto all'inceneritore sono necessarie alcune considerazioni sfuggite al dibattito sui media di questi giorni.

Impianti di questo genere, paragonabili alle centrali nucleari per i loro effetti sull'ambiente circostante, non possono mai subire incidenti di nessun genere, la fuoriuscita di sostanze pericolose, tossiche o cancerogene non può avvenire!

Ma sono gestite da uomini e si sa gli uomini sono fallaci e quindi sono sottoposte all'errore umano. Una volta avvenuto l'incidente non si può far altro che avvertire tempestivamente autorità e popolazione che non può che nemmeno scappare verso luoghi più salubri.

Bisognava prevenire, evitare che un impianto del genere venisse costruito a meno di un chilometro dal centro abitato, bisognava, e si poteva evitare la sua costruzione. Ambiente&Salute lo aveva chiesto al presidente Durnwalder e al Sindaco spagnoli nella diffida presentata loro il 30 gennaio 2010.

Le necessità impellenti e compulsive dell'ex assessore Laimer e dell'amministrazione provinciale di mettere le mani su ogni forma di energia provinciale e quindi di recuperare anche quei maledetti 344.000 MW di energia dai rifiuti gli ha fatto chiudere occhi e orecchie. Il pretesto allora come oggi fu che l'inceneritore più moderno d'Europa sarà ottimamente gestito.

Peccato che basti una umana errata valutazione e migliaia di persone sono costrette a respirare quintalate di porcherie. Che dietro a tutto questo ci sia una notevole dose di cinismo è più che chiaro e lo vediamo in questi giorni con le dichiarazioni di Angelucci ben riprese dal Sindaco che dice che sono state disperse sostanze tossiche ma non cancerogene. La differenza è sottile, se le sostanze sono tossiche ti ammali subito ma poi passa, se sono cancerogene ti ammali fra 10 anni ma non potrai mai dimostrare che il cancerogeno è venuto dall'incidente all'inceneritore di 10 anni fa. Una presa per i fondelli dell'intelligenza dei bolzanini.

I dati forniti dopo ben una settimana, riguardano le componenti gassose la cui nocività riguarda l'ambiente del pianeta piuttosto che quello della città e delle zone limitrofe. Piuttosto preoccupa il fatto che il campionatore in continuo delle Diossine e furani di cui 'inceneritore è dotato potrebbe essere stato spento e Angelucci ricorda che in fondo loro sono obbligati a solo due campionature l'anno. Sembrerebbe una minaccia. Le diossine dovranno essere vicine allo zero dichiara, pur sapendo che non significa nulla perché le diossine ricadono sul terreno e anche se poche, attraverso la catena alimentare si accumulano nel grasso di animali e persone che si ammaleranno fra 10 – 20 anni.

Si cerca di minimizzare. Si usa l'alibi dell'ampio rispetto dei limiti di legge. Si cerca di non alimentare una contrarietà cittadina all'inceneritore. Ma diciamocelo sinceramente: possiamo ancora davvero fidarci di questa gente ben pagata con le nostre tasse e da sempre accesi inceneritoristi?

L'Agenzia per l'ambiente ora critica la gestione perché in fondo non può criticare il problema di fondo cioè l'esistenza dell'inceneritore stesso.
Ambiente&Salute chiede qui, che i dati delle emissioni delle ultime settimane e in futuro vengano pubblicate e rese disponibili per una analisi da terzi. La posta in gioco per noi, per i cittadini, per l'ambiente, è troppo alta per tenere nascosto quanto accade in quel forno.

Altre considerazioni ancora sono da fare guardando le fotografie pubblicate in questi giorni: nelle foto scattate venerdì mattina il fumo va verso sud e non verso nord come dovrebbe stando ai calcoli della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il Bauerbund dell'Oltradige si è debolmente lamentato già sabato scorso, poi più nulla, aspettiamo che dicano qualcosa di più incisivo.

In ogni caso l'odore si è sentito anche a sud. Le foto scattate alle 11,40 mostrano invece che il fumo forma sulla cresta della montagna una linea biancastra, si accumula  e invade la zona di Monticolo e scende poi da Appiano per tornare in città, quindi gli inquinanti dell'inceneritore investono sempre, non solo durante l'incidente l'altipiano di Caldaro e l'Oltradige e ci aspettiamo un presa di posizione di quelle amministrazioni e la mobilitazione di quei cittadini. Nessuno si è accorto che si tratta dell'inversione termica, il tipico fenomeno invernale della conca bolzanina, fenomeno che non è stato considerato nella VIA. Era una delle motivazioni alla base delle nostre inascoltate diffide agli amministratori. Dire ora che avevamo ragione è doloroso e ci fa arrabbiare.
In conclusione abbiamo una bomba che può esplodere in ogni momento alle porte della città e del circondario in mano a persone evidentemente fallaci e omertose. Per questo chiediamo la chiusura immediata dell'inceneritore e una verifica del piano provinciale dei rifiuti che preveda il riciclaggio di tutto, rispettando le finora disattese direttive europee del 2008. Le tecnologie ci sono, manca la volontà, manca il senso di responsabilità e il rispetto del principio di precauzione che dovrebbero essere alla base del pensiero degli amministratori. È un problema politico prima ancora che tecnico. Intanto non ci resta che aspettare il prossimo incidente, e siamo sicuri che succederà ancora, e poi scappare.

Bolzano 17 novembre 2013
Argante Brancalion
Ambiente&Salute

Presentata la diffida contro l'inceneritore

Presentata ai media e alla popolazione questa mattina la diffida delle associazioni ambientaliste contro l'accensione dell'inceneritore.

Di seguito una sintesi della diffida e in allegato tutta la documentazione uffficiale.

Le associazioni Ambiente Salute, WWF, Dachverband für Natur- und Umweltschutz e Legambiente hanno notificato nel mese di agosto del 2013 al Sindaco di Bolzano Luigi Spangolli e al Presidente della Giunta Provinciale Alois Durnwalder una diffida all’autorizzazione all’esercizio dell'impianto d’incenerimento dei rifiuti a Bolzano in via Lungo Isarco Sinistro per sottolineare per l’ennesima volta la loro contrarietà all’incenerimento dei rifiuti a Bolzano.

La scelta del luogo della conferenza stampa non è stato casuale: ci troviamo, secondo lo studio d’impatto ambientale, ca. nel cono di massima ricaduta delle sostanze nocive prodotte dall’incenerimento dei rifiuti indifferenziati di tutta la provincia di Bolzano.
Nello studio d’impatto ambientale, redatto nel 2004, questa zona abitativa non era stata considerata, pur essendo prevista e sapendo dell’imminente inizio di costruzione del nuovo quartiere. Anche il quartiere “Firmian”, ancora piú vicino al punto di massima ricaduta, non è stato considerato nello Studio d’impatto ambientale.
L’inceneritore di Bolzano presenta altre criticità che ci portano a richiedere la chiusura immediata dell’impianto.
Di seguito i punti salienti della diffida che saranno esplicati durante la conferenza stampa:

Impatto ambientale

  • emissioni inquinanti dell’inceneritore;

  • peculiarità della conca di Bolzano (tra le città più inquinate d’Italia);

  • ulteriori emissioni da traffico per il conferimento dei rifiuti all’inceneritore.

Impatto sulla salute umana

  • inceneritore limitrofo a zona residenziale densamente abitata;

  • condizioni meteorologiche non favorevoli (inversione termica) con conseguente

    concentrazione di inquinanti;

  • ricaduta di inquinanti anche sulle zone coltivate limitrofe, che attraverso la catena

    alimentare danneggiano la salute umana;

  • impatto sulla salute dei gruppi più vulnerabili: bambini, anziani, donne in gravidanza e

    malati.

Impatto energetico

  • Errate previsioni/valutazioni del potere calorifico dei rifiuti conferiti;
  • Insufficiente efficienza energetica dell’impianto per essere considerato a recupero energetico;
  • errata previsione dell’incremento della quantità di rifiuti;
  • inibizione all’implementazione della raccolta delle plastiche diverse da flaconi e contenitori.

Corretta gestione dei rifiuti

  • Mancata corrispondenza del Piano provinciale dei rifiuti rispetto ai principi cardine della direttiva europea in materia di gestione corretta dei rifiuti;
  • inibizione dell’implementazione delle raccolte differenziate per alimentare l’inceneritore.

Costi

  • Mancato recupero del contributo assolto per gli imballi di plastica aggravato da spese di smaltimento;
  • Potenziale aumento delle tariffe di smaltimento dovuto a mancati introiti da produzione energetica;
  • spostamento di incentivi pubblici utili al finanziamento di fonti rinnovabili per sovvenzionare l’inceneritore (componente A3 della bolletta energetica).

Richieste

Il procedimento di localizzazione e la progettazione dell’impianto sono stati radicalmente viziati dall’aver ignorato tutti gli elementi appena riportati che erano facilmente acquisibili con un approccio metodologico assistito da un livello di informazione accettabile, da correttezza e da buona fede. Di conseguenza riteniamo che tutto l ́iter amministrativo di autorizzazione alla costruzione e alla messa in funzione dell’impianto si basino su valutazioni errate. Richiediamo pertanto la revoca immediata dell’autorizzazione all’esercizio dell’inceneritore di Bolzano e l’attuazione dei principi cardine della Direttiva europea.
Per approfondimenti vedi anche www.ambientesalute.org.

Bolzano, 16 ottobre 2013
Associazione Ambiente e Salute, Dachverband für Natur und Umweltschutz, Legambiente, WWF

sintesi della diffida

diffida presentazione it

diffida presentazione de

Testo integrale della diffida del 2013

NO2 2011

allegati alla diffida

 

 

Diffida inceneritore

 

INVITO ALLA CONFERENZA STAMPA

 
Presentazione della diffida delle associazioni ambientaliste contro autorizzazione all’accensione dell’inceneritore di Bolzano
Mercoledì 16 ottobre ore 10,30
presso il parco giochi di Casanova in via Nicolò Rasmo all’altezza del numero civico 19-35

Le associazioni Ambiente Salute, WWF, Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband für Natur- und Umweltschutz) e Legambiente hanno notificato nel mese di agosto del 2013 al Sindaco di Bolzano Luigi Spangolli e al Presidente della Giunta Provinciale Luis Durnwalder una diffida all’autorizzazione all’esercizio del nuovo impianto d’incenerimento dei rifiuti a Bolzano per sottolineare per l’ennesima volta la loro contrarietà all’incenerimento dei rifiuti a Bolzano.

L’inceneritore di Bolzano presenta diverse criticità che ci portano a richiedere la chiusura immediata dell’impianto. Durante la conferenza stampa alla quale tutti i media e la cittadinanza sono invitati, saranno esposte tutte le criticità individuate.

 

Rifiuti e inceneritore: i nodi vengono al pettine

Alcuni giorni fa (Corriere dell’Alto Adige del 20 settembre 2013) sono state riportate alcune dichiarazioni del Sig. Fattor Stefano quale presidente di Ecocenter e primo promotore, insieme a mandatari a livello comunale e provinciale di vari partiti, del nuovo inceneritore di Bolzano.

Candidamente il Sig. Fattor ammette che l’inceneritore di Bolzano ha un forno “abbondante”, in poche parole che all'epoca in cui sono stati fatti i calcoli per stimare la dimensione dell'impianto hanno sbagliato! Questo comporta anche una falsatura di tutti i calcoli economici che all'epoca di studio di impatto ambientale hanno fatto scegliere l'inceneritore come "economicamente più conveniente", rispetto ad altre tecnologie di smaltimento, meno impattanti sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.

Se in fase di studio dell’impianto i costi erano stati stimati a ca. 70 milioni di Euro, ora sono quasi raddoppiati, a fronte di una quantità di rifiuti conferiti all'impianto minore di quella prevista e con un potere calorifico (energia per ogni chilogrammo di rifiuti) ancora più basso di quanto sbandierato, anche perché in seguito ai nuovi sistemi di raccolta dei rifiuti, soprattutto a Bolzano, le plastiche bruciate all'inceneritore sono diminuite drasticamente e invece sono proprio quelle che bruciano meglio.
L’effetto di queste errate valutazioni sarà percepito chiaramente nel prossimo futuro dalle tasche dei cittadini che dovranno onorare con le proprie tasse il mutuo per la costruzione e i costi di gestione dell’inceneritore di Bolzano.

Il Sig. Fattor afferma che l’eventuale importazione dei rifiuti sia la “morte politica”.

Penso anch’io che l’importazione dei rifiuti a Bolzano sia una “fantascienza”. Ma non per le ragioni che riporta il Sig. Fattor. E quando mai nel nostro paese i mandatari politici si sono presi delle responsabilità?

Piuttosto non sarà possibile importare rifiuti perché in Italia abbiamo una sovraccapacità d’incenerimento: troppi inceneritori per i rifiuti prodotti, soprattutto da quando in molte provincie si è presa finalmente la strada corretta della gestione dei rifiuti che non prevede l’incenerimento, portando ad una drastica riduzione del residuo. Inoltre il ministro Clini ha permesso che i rifiuti prodotti dagli scarti delle raccolte differenziate, trasformati in combustibile, possano essere bruciati nei cementifici, levando ulteriore combustibile agli inceneritori che hanno dei costi di smaltimento molto più elevati.

Per quanto riguarda l’esportazione dei rifiuti (intendendo la plastica raccolta con la differenziata) ritengo che le affermazioni del Sig. Fattor siano fuorvianti. Vorrei ricordare che per qualsiasi imballo, anche di plastica, l’acquirente paga al momento dell’acquisto un cosiddetto “contributo assolto” che altro non è che una cauzione per la gestione corretta (leggi riciclo) dell’imballo. Se il comune raccoglie gli imballi di plastica e li consegna al consorzio COREPLA questo restituisce il contributo che altrimenti va perso. Conferire la plastica (ed anche il vetro, i metalli, la carta, il cartone, il tetrapack) all’inceneritore fa perdere al territorio il contributo assolto oltre che a perdere molti materiali riutilizzabili come "materie prime seconde".

Corrisponde al vero che una parte della plastica conferita al COREPLA viene bruciata perché non si tratta di imballi o perché gli imballi non sono stati adeguatamentente puliti, ad esempio dai residui alimentari. Ma a questo problema si deve ovviare con una migliore informazione ai cittadini, non invitandoli a buttare le plastiche nel rifiuto residuo, come ha fatto implicitamente alcuni giorni fa un tecnico dell'Ufficio rifiuti della provincia durante un'intervista.

Il COREPLA sta riducendo significantemente la percentuale di rifiuti residui dalle differenziate che va a finire negli inceneritori per il recupero termico e lo farà ancor più in futuro, seguendo la nuova direttiva europea sulla gestione corretta dei rifiuti.  Inoltre gli impianti nei quali viene bruciata questa frazione di scarto (a differenza di quello che afferma il Sig. Fattor si trovano essenzialmente in Italia) hanno un’efficienza energetica di gran lunga superiore (oltre 0,65) a quella dell’impianto di Bolzano, che invece ha un’efficienza energetica cosi bassa da non poter essere classificabile come recupero termico, ma equiparato a discarica.

Sempre in un'intervista apparsa sui quotidiani alcuni giorni fa, l'ing. Valentino Pagani, della Provincia  ha affermato che la diminuzione dei rifiuti urbani non è un problema  poiché si può sopperire aprendo l'inceneritore alle aziende che ora smaltiscono autonomamente i loro rifiuti. Ma di che rifiuti si tratta? Perché lo studio di impatto ambientale, la valutazione d’impatto ambientale e tutte le autorizzazioni al funzionamento dell'impianto sono tarati sulla combustione di rifiuti residui urbani, non su altre tipologie di rifiuto, né fanghi né rifiuti speciali. Ai cittadini non resta che controllare che politici, amministratori e tecnici facciano il loro dovere correttamente. Noi di Ambiente e Salute, per quanto ci sarà possibile, continueremo a vigilare per informare in maniera autonoma e indipendente la cittadinanza.

 

Claudio Campedelli

Ambiente Salute

 

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