Il microscopio scippato

Creato Sabato, 25 Luglio 2009 09:26
microscopio esemEra il 15 gennaio di 3 anni fa. Il dott. Montanari venne a Bolzano per tenere una conferenza davanti a oltre 200 persone, una delle tante per lui che ha attraversato in lungo e in largo tutta l'Italia, facendo conoscere il nuovo male del secolo, le nanoparticelle. Lo scopo dell'iniziativa organizzata da noi di Ambiente e Salute era, oltre ovviamente informare sui danni delle "modernissime" tecnologie come gli inceneritori di nuova generazione, raccogliere fondi per acquistare un nuovo microscopio a scansione ambientale, unico strumento utile per proseguire le ricerche sulle nanopoarticelle. Microscopio che era stato tolto alla scienziata dott.sa Gatti e al dott. Montanari perchè le loro ricerche rivelavano verità scomodissime per certe lobbies economiche e di potere.
Ma quelle stesse ricerche potevano salvare molte vite, come quella di Massimiliano, un bambino di Forlì morto per una rara forma di tumore causata dai due inceneritori presso i quali viveva.
Ad un prezzo personale altissimo, il dott. Montanari era alla fine riuscito a riacquistare il microscopio affidato ad una fondazione di "beneffatori", tale Fondazione Bortolani.
A distanza di tre anni la situazione si ripete.
Lasciamo che a raccontare la vicenda sia lo stesso dott. Montanari e ci associamo al suo appello:
chiunque in quella sera del 15 gennaio - o in altre occasioni- abbia versato un solo euro per l'acquisto del microscopio, si metta in contatto con l'avvocato Alfonso Bonafede (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Noi lo abbiamo già fatto.
Paola Dispoto

"La storia del come c’impedirono l’uso del primo microscopio elettronico è stata raccontata un’infinità di volte, compresa quella, in dettaglio, del mio libro Il Girone delle Polveri Sottili. Quindi, non annoierò nessuno raccontandola di nuovo.
Il fatto è che, ad un certo punto della nostra ricerca sulle malattie da micro e nanopolveri – una scoperta tutta nostra e riconosciuta dalla Comunità Europea e dalle Nazioni Unite (FAO) – qualcuno si accorse che davamo troppo fastidio e cercò di fermarci. Anzi, cercò d’imbavagliarci, per usare le parole di Beppe Grillo che lanciò una raccolta di fondi per comprare un altro apparecchio
Si cominciò a raccogliere denaro, io andavo in giro con Grillo a fare un pezzetto di spettacolo, facevo conferenze, oltre 200 in un anno, e, insomma, nel giro di dodici mesi si racimolò il necessario.
Qui io commisi l’errore imperdonabile di lasciare che ad una signora di Reggio Emilia, tale Marina Bortolani, avvocatessa e presidentessa di una onlus molto personale, arrivasse il denaro e poi s’intestasse il microscopio. A me la cosa non interessava, perché dell’apparecchio mi serviva l’uso e non certo la proprietà. A raccolta in corso, m’insospettì il fatto che io non potevo avere accesso al conto bancario delle donazioni per controllarle e non mi fu concesso di entrare nel consiglio della onlus, ma ormai eravamo in ballo.
Oggi, a sorpresa e tradendo chi aveva versato il suo soldino perché il microscopio finisse a mia moglie (uno scienziato di livello mondiale) e a me, la signora Bortolani, senza nemmeno avvertirmi se non con una raccomandata a giochi ormai fatti e addirittura dopo un atto notarile, “dona” il nostro microscopio all’Università di Urbino, privandoci della possibilità di continuare la ricerca.
Mentendo pubblicamente, la signora in questione afferma che questa “donazione” così bizzarra, avvenuta dopo lunghissime trattative con Urbino svolte di nascosto come si conviene quando si fa qualcosa di non proprio onorevole, era nei nostri accordi, quando tutta la documentazione la smentisce e quando tutta la documentazione riporta con chiarezza che di quel microscopio possiamo disporre noi e nessun altro. Afferma che il microscopio era sottoutilizzato da noi, quando lo usiamo per circa 8 ore ogni giorno e spesso anche di notte in modalità automatica. Afferma, insultandoci ancora, che il microscopio noi lo usiamo “a scopo di lucro”, quando le entrate del laboratorio coprono una frazione minima delle spese di ricerca e nessuno, tanto meno la signora in questione, ci dà un aiuto.
In modo a dir poco stravagante, afferma che, comunque, noi potremo usare il microscopio “almeno un giorno la settimana” (a 230 km da casa nostra), quando la nostra ricerca lo richiede continuamente, quando ad Urbino non esiste nessun laboratorio attrezzato per le necessità di quella ricerca, quando non c’è un tecnico che sappia preparare i campioni da osservare e quando tutta l’Università di Urbino non ha pubblicato un singolo lavoro sulle nanopatologie, cioè l’argomento di ricerca per il quale sono stati chiesti soldi alla gente. Insomma, io ti chiedo del denaro per fare una cosa, tu il denaro e io faccio quello che mi salta in testa in quel momento, ma che non era ciò che ti avevo detto.
Il tutto, poi, spacciato da una persona che non è mai venuta a vedere che cosa facciamo, che non ci ha mai risposto al telefono o alle e-mail e che è di un’ignoranza assoluta per quanto riguarda qualsiasi argomento scientifico.
Perché questo sconcio? Beh, diamo fastidio e toglierci di mezzo può fare comodo a qualcuno.
Perché diamo fastidio? Chi conosce le nostre ricerche e i nostri risultati, anche pratici, sugl’inceneritori e le centrali a biomassa sa di che cosa parlo. E così per le patologie dei militari ammalati da Sindrome del Golfo e dei Balcani. E così per le malformazioni fetali da inquinamento. E così per tante altre ricerche che hanno disturbato interessi ricchissimi. E che dire degli alimenti e dei farmaci di cui continuiamo a scoprire magagne enormi e nascoste?
Ora noi stiamo cercando d’impedire questo “trasloco” che avrà, tra i mille effetti collaterali, anche quello di non fare laureare i tre ragazzi che stanno preparando la tesi nel nostro laboratorio. Così chiediamo l’aiuto di tutti coloro che un soldino l’hanno messo e di tutti coloro che il soldino non l’hanno messo ma, indipendentemente da ideologie, da simpatie o da altre considerazioni, si trovano d’accordo con Voltaire nel riconoscere il diritto a chiunque di perseguire la propria scienza.
Per favore, scrivete al dott. Enzo Fragapane, direttore amministrativo dell’Università di Urbino (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), perché si fermi, e mettetevi in contatto con l’avvocato Alfonso Bonafede di Firenze (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), comunicandogli i vostri dati personali e la vostra disponibilità ad unirvi all’azione che stiamo mettendo in atto.
Se il microscopio se ne andrà, la nostra ricerca morirà, e un pezzo di dignità di tutti sarà stato messo in vendita ed effettivamente venduto.

Stefano Montanari
24 luglio 2009"