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Documenti su Rifiuti

PATRIZIA GENTILINI

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SALUTE

«Dove c'è un inceneritore aumenta il rischio di cancro»

 Pubblichiamo una intervista alla dott.ssa Gentilini, oncologa, attiva sostenitrice dei comitati  contro gli inceneritori, particolarmente nella zona di Forlì, ma attualmente impegnata in una campagna nazionale per l'informazione sulle strette correlazioni tra incremento dei rischi di cancro e presenza di inceneritori.

 

Intervista alla dott.ssa Patrizia Gentilini

 

 Oggi molto spesso assistiamo ad uno strano fenomeno: vediamo che attorno a noi le cose che conosciamo cambiano nome. Cambiare il nome alle cose significa cambiare la percezione che noi ne abbiamo. A questo proposito cosa può dirci del termine termovalorizzatore?

Il termine termovalorizzatore è un esempio perfetto di questa mistificazione che spesso viene operata. Battezzando diversamente una cosa ne possiamo avere una percezione totalmente diversa. Se ci pensiamo bene, il termine inceneritore ha una connotazione

sostanzialmente negativa: incenerire, bruciare, distruggere. Se invece di inceneritore lo chiamo termovalorizzatore immediatamente questo acquisisce un significato positivo: recuperare, valorizzare, ecc.

Ora è bene saper che solo in Italia gli inceneritori per rifiuti solidi urbani si chiamano termovalorizzatori, in tutto il resto del mondo si chiamano con il loro nome, cioè inceneritori. D’altra parte siamo l’unico paese al mondo che ha equiparato l’energia che proviene dal bruciare i rifiuti alle fonti rinnovabili di energia, per cui il termine che abbiamo coniato è perfettamente coerente con la mistificazione che è alla sua origine e per la quale – è bene ricordare – è in corso una procedura d’infrazione dell’Europa nei confronti dell’Italia.

Se tenessimo conto dell’energia che è stata usata per produrre i materiali che andiamo a incenerire e che viceversa in gran parte potremmo riciclare e di quella necessaria per produrli ex-novo, altro che termovalorizzatori, dovremmo chiamarli TermoSvalorizzatori.

 

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Le nanopolveri

 Stefano Montanari – Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics 

Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro- e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.


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La posizione della Federezione Italiana di Medicina Generale

“ Gli inceneritori di ultima generazione con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente alla immissione nell'ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana. Gli inceneritori producono ceneri (sono un terzo del peso dei rifiuti in ingresso e si devono smaltire in discariche speciali) e immettono nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5) costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine, estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi.

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La posizione della Federezione Italiana di Medicina Generale

“ Gli inceneritori di ultima generazione con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente alla immissione nell'ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana. Gli inceneritori producono ceneri (sono un terzo del peso dei rifiuti in ingresso e si devono smaltire in discariche speciali) e immettono nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, contenenti polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5) costituite da nanoparticelle di metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine, estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi.

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Laimer fuorviante sui rischi

 LO STUDIO ECORESEARCH 2005 NON PUO’ SERVIRE A TRANQUILLIZZARE LA CITTA

Dopo il prevedibile via libera del Comune al futuro inceneritore unico provinciale, conviene comunque ricordare alla cittadinanza come è stato valutato il rischio sanitario che correremo. Due sono gli studi sbandierati come strumenti scientifici inconfutabili dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, dall’assessore all’ambiente della provincia Michl Laimer e, conseguentemente, dalla giunta Spagnolli.

Il primo è quello del 2001 dell’università di Trento, nel quale si utilizzava (come valore in ingresso nei modelli di dispersione) un dato di 9 picogrammi di diossine ITEQ per normal metro cubo di fumi in emissione, invece di quello indicato dallo stesso Ecocenter, a partire dal 2003 con il campionamento in continuo, di 27 picogrammi. Abbiamo parlato di 16 milligrammi/anno di diossine disperse nella conca che corrispondono alle dosi tollerabili giornaliere di circa 350.000 (a Bolzano siamo circa 95.000 in tutto!) individui adulti: sappiamo infatti che l’UE, dal 2001, ha indicato il limite di 2 picogrammi/giorno per kg di peso corporeo assumibili con il cibo per un adulto di peso medio 70 kg.

Il secondo è lo studio di G. Maccacaro, W. Tirler, G. Voto, O. Bucci, condotto nel 2005 per conto di Ecoresearch (di Ecocenter), recante il titolo “Ambienti di lavoro e microinquinanti: dosaggio di diossine nel sangue”.

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Stopglyphosate

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Stop consumo territorio

Stop al Consumo di Territorio