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Documenti su Rifiuti

PATRIZIA GENTILINI

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INQUINAMENTO

Il microscopio scippato

microscopio esemEra il 15 gennaio di 3 anni fa. Il dott. Montanari venne a Bolzano per tenere una conferenza davanti a oltre 200 persone, una delle tante per lui che ha attraversato in lungo e in largo tutta l'Italia, facendo conoscere il nuovo male del secolo, le nanoparticelle. Lo scopo dell'iniziativa organizzata da noi di Ambiente e Salute era, oltre ovviamente informare sui danni delle "modernissime" tecnologie come gli inceneritori di nuova generazione, raccogliere fondi per acquistare un nuovo microscopio a scansione ambientale, unico strumento utile per proseguire le ricerche sulle nanopoarticelle. Microscopio che era stato tolto alla scienziata dott.sa Gatti e al dott. Montanari perchè le loro ricerche rivelavano verità scomodissime per certe lobbies economiche e di potere.
Ma quelle stesse ricerche potevano salvare molte vite, come quella di Massimiliano, un bambino di Forlì morto per una rara forma di tumore causata dai due inceneritori presso i quali viveva.
Ad un prezzo personale altissimo, il dott. Montanari era alla fine riuscito a riacquistare il microscopio affidato ad una fondazione di "beneffatori", tale Fondazione Bortolani.
A distanza di tre anni la situazione si ripete.
Lasciamo che a raccontare la vicenda sia lo stesso dott. Montanari e ci associamo al suo appello:
chiunque in quella sera del 15 gennaio - o in altre occasioni- abbia versato un solo euro per l'acquisto del microscopio, si metta in contatto con l'avvocato Alfonso Bonafede (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ). Noi lo abbiamo già fatto.
Paola Dispoto

"La storia del come c’impedirono l’uso del primo microscopio elettronico è stata raccontata un’infinità di volte, compresa quella, in dettaglio, del mio libro Il Girone delle Polveri Sottili. Quindi, non annoierò nessuno raccontandola di nuovo.
Il fatto è che, ad un certo punto della nostra ricerca sulle malattie da micro e nanopolveri – una scoperta tutta nostra e riconosciuta dalla Comunità Europea e dalle Nazioni Unite (FAO) – qualcuno si accorse che davamo troppo fastidio e cercò di fermarci. Anzi, cercò d’imbavagliarci, per usare le parole di Beppe Grillo che lanciò una raccolta di fondi per comprare un altro apparecchio
Si cominciò a raccogliere denaro, io andavo in giro con Grillo a fare un pezzetto di spettacolo, facevo conferenze, oltre 200 in un anno, e, insomma, nel giro di dodici mesi si racimolò il necessario.
Qui io commisi l’errore imperdonabile di lasciare che ad una signora di Reggio Emilia, tale Marina Bortolani, avvocatessa e presidentessa di una onlus molto personale, arrivasse il denaro e poi s’intestasse il microscopio. A me la cosa non interessava, perché dell’apparecchio mi serviva l’uso e non certo la proprietà. A raccolta in corso, m’insospettì il fatto che io non potevo avere accesso al conto bancario delle donazioni per controllarle e non mi fu concesso di entrare nel consiglio della onlus, ma ormai eravamo in ballo.
Oggi, a sorpresa e tradendo chi aveva versato il suo soldino perché il microscopio finisse a mia moglie (uno scienziato di livello mondiale) e a me, la signora Bortolani, senza nemmeno avvertirmi se non con una raccomandata a giochi ormai fatti e addirittura dopo un atto notarile, “dona” il nostro microscopio all’Università di Urbino, privandoci della possibilità di continuare la ricerca.
Mentendo pubblicamente, la signora in questione afferma che questa “donazione” così bizzarra, avvenuta dopo lunghissime trattative con Urbino svolte di nascosto come si conviene quando si fa qualcosa di non proprio onorevole, era nei nostri accordi, quando tutta la documentazione la smentisce e quando tutta la documentazione riporta con chiarezza che di quel microscopio possiamo disporre noi e nessun altro. Afferma che il microscopio era sottoutilizzato da noi, quando lo usiamo per circa 8 ore ogni giorno e spesso anche di notte in modalità automatica. Afferma, insultandoci ancora, che il microscopio noi lo usiamo “a scopo di lucro”, quando le entrate del laboratorio coprono una frazione minima delle spese di ricerca e nessuno, tanto meno la signora in questione, ci dà un aiuto.
In modo a dir poco stravagante, afferma che, comunque, noi potremo usare il microscopio “almeno un giorno la settimana” (a 230 km da casa nostra), quando la nostra ricerca lo richiede continuamente, quando ad Urbino non esiste nessun laboratorio attrezzato per le necessità di quella ricerca, quando non c’è un tecnico che sappia preparare i campioni da osservare e quando tutta l’Università di Urbino non ha pubblicato un singolo lavoro sulle nanopatologie, cioè l’argomento di ricerca per il quale sono stati chiesti soldi alla gente. Insomma, io ti chiedo del denaro per fare una cosa, tu il denaro e io faccio quello che mi salta in testa in quel momento, ma che non era ciò che ti avevo detto.
Il tutto, poi, spacciato da una persona che non è mai venuta a vedere che cosa facciamo, che non ci ha mai risposto al telefono o alle e-mail e che è di un’ignoranza assoluta per quanto riguarda qualsiasi argomento scientifico.
Perché questo sconcio? Beh, diamo fastidio e toglierci di mezzo può fare comodo a qualcuno.
Perché diamo fastidio? Chi conosce le nostre ricerche e i nostri risultati, anche pratici, sugl’inceneritori e le centrali a biomassa sa di che cosa parlo. E così per le patologie dei militari ammalati da Sindrome del Golfo e dei Balcani. E così per le malformazioni fetali da inquinamento. E così per tante altre ricerche che hanno disturbato interessi ricchissimi. E che dire degli alimenti e dei farmaci di cui continuiamo a scoprire magagne enormi e nascoste?
Ora noi stiamo cercando d’impedire questo “trasloco” che avrà, tra i mille effetti collaterali, anche quello di non fare laureare i tre ragazzi che stanno preparando la tesi nel nostro laboratorio. Così chiediamo l’aiuto di tutti coloro che un soldino l’hanno messo e di tutti coloro che il soldino non l’hanno messo ma, indipendentemente da ideologie, da simpatie o da altre considerazioni, si trovano d’accordo con Voltaire nel riconoscere il diritto a chiunque di perseguire la propria scienza.
Per favore, scrivete al dott. Enzo Fragapane, direttore amministrativo dell’Università di Urbino (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), perché si fermi, e mettetevi in contatto con l’avvocato Alfonso Bonafede di Firenze (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), comunicandogli i vostri dati personali e la vostra disponibilità ad unirvi all’azione che stiamo mettendo in atto.
Se il microscopio se ne andrà, la nostra ricerca morirà, e un pezzo di dignità di tutti sarà stato messo in vendita ed effettivamente venduto.

Stefano Montanari
24 luglio 2009"

lievitazione

Inceneritore : Lievitano i costi e con loro i dubbi e gli interrogativi. Un'unica certezza : possiamo farne senza !


muro1Martedì 2 giugno 2009, nel corso del convegno organizzato da Ecocenter dal titolo "Società, ambiente e salute " i tecnici di Ecocenter affermano: «Il nuovo impianto, pronto a entrare in funzione nella primavera del 2012, sarà all'avanguardia e i valori dati dagli studi di impatto sono incoraggianti e ampiamente al di sotto dei parametri europei. Valori che, per inciso, erano rispettati in pieno dalla struttura già esistente».

Affermazioni nette, così chiare da far affermare al giornalista dell'AA : "Una cascata di complimenti che può anche avere qualche rovescio della medaglia come una domanda che sorge spontanea: se il vecchio impianto era già perfetto, che bisogno c'era di spendere 98,4 milioni di euro, circa 200 euro per altoatesino, per metterne in piedi un altro? ».

Ancora più esplicito l'assessore Mussner, pochi giorni prima: " Non c'è più bisogno di perdersi in chiacchiere, «perché è già stato deciso che sarà un impianto modernissimo». ( AA 25.05.2009).
A meno di un mese da queste affermazioni, la Giunta ha adeguato i costi dell'impianto di termovalorizzazione che sorgerà a Bolzano sud. Per consentire l'installazione di sistemi all'avanguardia nella eliminazione delle emissioni nocive, i costi della costruzione passano da 98 a 117 milioni €.
Perché ?
Le emissioni non erano già a zero?fragile_perfezione_12044_img Oppure le emissioni zero non esistono, e come già aveva mostrato nel corso della sua esposizione a Bolzano il dr. Klaus Koch, il nuovo inceneritore non era proprio ( non è) dell'ultima generazione?

Piccole o grandi bugie: le emissioni calcolate male, la tecnologia migliore del mondo che non è più tale, i costi che lievitano.

Certamente l'affare inceneritore ci ha riservati diverse sorprese sul piano degli iter, con una VIA per lungo tempo introvabile o non disponibile; una VIA anche recentemente modificata ( perché? ); 3 gare di appalto, con ditte che vanno e che vengono ma con il risultato finale che è quello che tutti si aspettavano è rimasto solamente il consorzio che riunisce Atzwanger (Bolzano), Ladurner (Lana), Hafner (Bolzano), Oberosler (S.Lorenzo), Wipptaler Bau (Vipiteno), Seeste Bau (Bolzano), Stahlbau Pichler (Bolzano) e il Consorzio cooperative e costruzioni (Bologna), la Ceif (Forlì), Cle (Bolzano) e Unieco (Reggio Emilia) che si è aggiudicato la costruzione dell'opera. Gli altri concorrenti,s crive oggi il Corriere dell' AA , tra cui il colosso Termomeccanica, si sono ritirati perchè consideravano la base d'asta troppo bassa.

E ora una nuova aggiunta di costi e di dubbi.

intrighi_e_passioniSul fronte della raccolta dei rifiuti la raccolta differenziata, seppur poco spinta, va invece molto bene e le possibilità di chiudere il ciclo senza pericolose combustioni sono sempre più reali.

Ripensare la politica dei rifiuti non è impossibile, ridestinare i soldi del nuovo inceneritore in denaro per spingere la differenziata, porta a porta con tariffa puntuale, e costruire un centro come l' impianto di Vedelago nemmeno.

I soldi ci sono, anzi avanzano, i cittadini sono pronti a collaborare, cosa manca ?

Quello che è mancato fin'ora: dei politici meno pigri, lungimiranti, coraggiosi e con un po' di fantasia e dei tecnici un po' meno timidi ed aziendalisti!

Coraggio, possiamo farcela.

Claudio Vedovelli

 

Comunicato stampa Dachverband für Natur und Umweltschutz

aumenti di stagione

Ed ecco il primo aumento ( guarda caso giusto d'estate così passa inosservato) dei costi di costruzione dell' inceneritore di Bolzano. Investiti ulteriori 19 Milioni per una struttura che secondo la " pubblicità provinciale" avrebbe inquinato meno di un auto diesel.. mahhh

 

Lunedì 29.06.2009 Comunicato stampa dell'Ufficio stampa della Provincia - Seduta della Giunta provinciale

Adeguati i costi del termovalorizzatore

La Giunta ha adeguato i costi dell'impianto di termovalorizzazione che sorgerà a Bolzano sud. Per consentire l'installazione di sistemi all'avanguardia nella eliminazione delle emissioni nocive, i costi della costruzione passano da 98 a 117 milioni €.


1) Il 07.12.2007 il dr. Minach dell'APPA ha reso noto, durante una relazione pubblica , questi dati:confronti_ince_stufe

L'inceneritore attuale produce: 0,02 ng/m3 di diossine e 1,5 mg/m3 di polveri

Una stufa che brucia legna produce: 1,5 ng/m3 di diossine e 34 mg/m3 di polveri

Facciamo 2 semplici conti e arriviamo a scoprire che una stufa produce 75 volte più diossine e 34 volte più polveri.

In Alto Adige abbiamo circa 100.000 stufe e stiamo spendendo 19 milioni di euro per l'inceneritore!

2)Stiamo spendendo 19 milioni di euro in più del previsto per un inceneritore che sta già purificando l'aria. Le misurazioni dell'EMPA indicano chiaramente che l'aria esterna è più inquinata di quella emessa dai camini!

3) Stiamo spendendo 19 milioni di euro in più per un inceneritore che non solo non produce diossine ma addirittura elimina quelle già esistenti nell'ambiente.

ince_moderni4) "Un calcolo approssimativo che ho fatto io dà come risultato che un' ora di inceneritore produce una quantità di nanopolveri pari a quella prodotta in un'ora da un'auto diesel senza filtro antiparticolato che viaggia in autostrada». " tratto dall' intervista a G. Angelucci su Greenreport"( Aprile 2007)

Bene, spendiamo 19 milioni di euro per ridurre le emissioni di un'auto diesel!

Nasce legittimo il sospetto che non ci abbiano detto tutta la verità.
Lascio ai lettori ogni commento a riguardo.

Alessandro Cosi

 

Schegge di una serata informativa

ceraniI miti dell'incenerimento ( dr. Cerani)

 

MITO N. 1:I rifiuti sono un problema tecnologico che va risolto con strumenti tecnologici

Non esistono strumenti tecnologici che possono risolvere un problema complesso: le gestioni avanzate al contrario implicano il coinvolgimento di una moltitudine di attori una volta estranei al settore: architetti, dottori forestali, pianificatori, enti normatori, rigeneratori/riciclatori, compostatori, trasportatori, centri di selezione, aziende della trasformazione, etc. ma soprattutto i cittadini

 

MITO N. 2: i rifiuti sono un combustibile gratuito e come tale evita il consumo di risorse vergini

I rifiuti non spuntano dal suolo gratuitamente come credono i termotecnici ma sono lo stadio finale delle merci, che hanno richiesto ingenti input energetici e ambientali per la produzione delle materie prime, trasporto, lavorazione e distribuzione.

L'incenerimento recupera una modesta quota dell'energia complessivamente richiesta dal ciclo di vita delle merci: ci sono soluzioni migliori

 

MITO N. 3: i rifiuti sono un combustibile rinnovabile e come tale da sussidiare con fondi pubblici

Le stime di quota rinnovabile utilizzano le frazioni biodegradabili, che non sono automaticamente rinnovabili, e sono attribuite in % del 50-60% prendendo come riferimento le zone a ridotta differenziazione. In realtà: quota biodegradabile limitata!

 

MITO N. 4: l'incenerimento dei rifiuti urbani dà un contributo energetico significativo ai fabbisogni nazionali

LOMBARDIA: con oltre 2.500.000 t di rifiuti a incenerimento/anno e 13 inceneritori operanti il contributo al fabbisogno regionale è del 2%! ( Piano d'azione per l'energia, R.L. 2007)

 

 

MITO N. 6: l'avanzamento tecnologico oggi consente di considerare l'inceneritore al pari di una centrale termoelettrica e l'UE si appresta a considerare recupero energetico l'incenerimento

Una sfida persa i partenza!sala

 

MITO N. 7: i moderni inceneritori hanno emissioni trascurabili rispetto ad altri impianti analoghi e non contribuiscono all'effetto serra

 

•Anche se l'incenerimento raggiungesse risultati di abbattimento delle emissioni ancora più spinti nei prossimi anni, sarebbe comunque una opzione insignificante per contributo al bilancio energetico regionale - nazionale e la peggiore tecnologia per produrre Energia eletrica  e termica tra quelle inventate dall'uomo.

•Non ha alcun senso puntare sul recupero energetico da incenerimento perché si estrae comunque una quota insignificante di energia rispetto a quella richiesta dal ciclo di vita delle merci; è una tecnologia residuale con prestazioni scadenti; non ha pertanto alcun senso investire nelle BAT quando le soluzioni al problema sono su un altro piano, quello della materia!

 

ruzzenentiGli strumenti per raggiungere tali obiettivi:

•Minimizzazione del rifiuto prodotto e del rifiuto smaltito

•Massimizzare il riciclaggio (recupero di materia)

 

Relazione dell' ing. Massimo Cerani

 

Relazione del Dr Marino Ruzzenenti

 

conferenza su teleriscaldamento, energia, inceneritore

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