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INIZIATIVE CIVICHE

Acqua pubblica: la manifestazione nazionale

Sabato 20 marzo 2010 È stata organizzata a Roma la manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell'acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa dal comitato promotore del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua (www.acquabenecomune.org). La partenza era prevista per le ore 14.00 da piazza della Repubblica, l'arrivo alle ore 18.00 in piazza Navona. Entrambe le piazze sono ornate da fontane.
Un gruppo composto da persone di Bolzano e Trento ha partecipato alla manifestazione. La partenza era prevista alle 06.00, costo ca. 25,00 euro. Casualmente la partenza da Trento coincideva nell'ora e nel luogo con quella per la manifestazione del PDL con la differenza che il viaggio e il vitto era gratuito.
La manifestazione È stata molto vivace e partecipata, non mi azzardo a confermare o smentire le cifre sui manifestanti che, come spesso accade in queste occasioni, è sempre oggetto di interpretazioni differenti.
Comunque le persone presenti hanno espresso in modo chiaro la loro posizione verso l'imposizione da parte del governo italiano della privatizzazione della distribuzione dell'acqua: no alla legge sulla privatizzazione, si alla ripubblicazione dell'acqua e in generale dei servizzi pubblici.
A capo della manifestazione erano presenti alcuni sindaci con i gonfaloni dei propri comuni, Padre Alex Zanotelli e alcuni rappresentanti dell'America Latina.
Non vi sono stati problemi durante la manifestazione, le strade verso piazza San Giovanni e il percorso della manifestazione del PDL erano presidiati dalla polizia per impedire qualsiasi contatto.
Giunti in  piazza Navona non tutte la persone che hanno partecipato alla manifestazione hanno trovato posto nella piazza. Dal palco sono state rivendicate le richieste di ripubblicizzazione dell'acqua che, è stato ricordato, non è imposto dalla comunità europea bensi è stato voluto dal governo italiano per fare un favore alle società per azioni a caccia di profitto.

Claudio Campedelli

Acqua pubblica: verso il referendum

Tratto da Nigrizia del 12/02/10

 

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.

Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. È la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. È la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: ’sorella acqua’.

Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.

 

Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’),  bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.

L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.

Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.

Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.

È già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione  sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica.

 

Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro:o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.

Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22 marzo).

Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.

È la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.

 

Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro  referendum popolare propositivo.

Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia.

Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua, Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.

Mobilitiamoci! È l’anno dell’acqua!

 

Napoli, 7 febbraio 2010

Alex Zanotelli

Il denaro pesa più dell' acqua!

acqua

IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI

Con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

FIRMA L’APPELLO ON-LINE: CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA”

 

IL DENARO ‘PESA’  PIU’ DELL’ACQUA!

di Padre Alex  Zanotelli

E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua.

Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010. Quella  Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era  in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il  Consiglio dei ministri  ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:

a)    L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%;

b)    Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.

Leggi tutto...

Cittadini attivi

Corriere dell'Alto Adige, 31maggio 2009, pag. 7

Solo oltre duemiladuecen­to, al 28 maggio, le firme di cittadini contrari alla costru­zione di un garage sotterra­neo in piazza Mazzini, lato Sud, per la tutela della falda acquifera da cui si attinge l'ac­qua potabile. Firme apposte ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione («La Repubblica favorisce l'autonoma iniziati­va dei cittadini, singoli e asso­ciati, per lo svolgimento di at­tività di interesse generale, sulla base del principio di sus­sidiarietà »). In tale principio vi è una ca­rica innovativa, il modo di es­sere cittadini. Per cogliere ta­le aspetto della sussidiarietà bisogna però uscire dagli schemi teorici tradizionali, sia quelli riguardanti il rap­porto amministrazione-am­ministrati, sia quelli riguar­danti l'elaborazione storica e filosofica del concetto di sus­sidiarietà, per sviluppare inve­ce tutte le potenzialità insite nella disciplina positiva di ta­le principio. In particolare con riferimento alla norma so­pra citata. Si tratta in sostanza di riprendere quanto espres­so sul modello dell'ammini­strazione «condivisa», nel quale politica, amministrazio­ne e cittadini convergano nel perseguimento dell'interesse generale. Superando il vec­chio schema bipolare. Da un lato i soggetti che amministra­no (l'amministrazione pubbli­ca che può presentarsi sia co­me potere sia come prestazio­ne) e dall'altro le persone o i soggetti privati (i cittadini nel ruolo di amministrati, utenti, pazienti, assistiti, clienti, sog­getti passivi, meri destinatari dell'intervento pubblico).

Superando pure il vecchio schema conflittuale, perché lo impone la realtà delle cose. Da un lato, i soggetti pubblici senza la collaborazione dei cit­tadini non sono in molti casi ( come nella raccolta differen­ziata dei rifiuti solidi urbani per esempio) in grado di rea­lizzare da soli l'interesse gene­rale e, dall'altro, che è nell'in­teresse stesso dei cittadini uscire in alcune circostanze (come nel caso della tutela dell'acqua potabile e/o del­­l'aria
pulita) dal comodo ruo­lo di semplice amministrato per assumere quello, più im­pegnativo, di cittadino attivo. I soggetti sono gli stessi, ma cambia radicalmente l'impo­stazione del rapporto fra di lo­ro, perché si passa da un rap­porto fondato sulla separazio­ne e la diffidenza, a uno in cui i cittadini mettono le loro ri­sorse spontaneamente a di­sposizione della comunità per affrontare insieme all'am­ministrazione problemi di in­teresse generale, come la tute­la della qualità e quantità del­l'acqua potabile. In questa prospettiva non si tratta di so­stituire i cittadini all'ammini­strazione, né di sfruttare le lo­ro capacità per supplire a ca­renze delle amministrazioni, bensì di formare un'alleanza fra soggetti che rimangono di­stinti e diversi. Così come diverse sono le rispettive responsabilità. Tut­tavia, in determinate circo­stanze, essi decidono di colla­borare, perché entrambi (i cit­tadini e le amministrazioni) riconoscono che i problemi della nostra società sono così complessi e intrecciati fra di loro da non poter essere risol­ti da un solo soggetto.

Partecipazione e sussidia­rietà sono complementari, ma la sussidiarietà comporta un fare, non un dare. Un con­tributo diretto e autonomo al­la soluzione dei problemi di interesse generale.


Renzo Segalla

Italia Nostra

BOLZANO

né lumini né piumini!

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Stopglyphosate

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Stop consumo territorio

Stop al Consumo di Territorio